Addì 25 Aprile, agli indegni di un sacrificio non scontato

Per me non è solo questione di “mestiere”. Io sono una fan sfegatata della COSA PUBBLICA e mi sento onorata di accrescerne il potenziale con tutte le mie forze. Resistenza – democrazia – cosa pubblica sono un tutt’uno per me e, ancorchè scuola ed università esistessero anche durante il Fascismo, per me istruzione e formazione sono un fluido che nessuna barriera dovrebbe ostacolare e ideologia o corruzione e interessi di qualsivoglia natura deviare. Di qui questo mio intervento sull’università, oggi, dopo mesi.

Seguo ROARS che, blog accademico pur non privo di difetti (tra i quali giganteggia l’incapacità di fare corpo con tutto il comparto dell’istruzione), pubblica e rimbalza con ammirevole continuità tutto ciò che sia passibile di sensibilizzare i colleghi sulla gravità del momento e la difficoltà ad immaginare un futuro alle attuali condizioni, che non sia fonte di pentimento a venire per l’ignavia, pur contemplativa, che la maggioranza ha adottato.

Io lo so perchè si tace. Perchè lasciando il leviatano a sguazzare nella melma magari non guarda bene e lascia in pace chi lavora, salvo poi arrogarsene i meriti: ma chi fa, e fa bene, è pago di quel che ha fatto ed è già oltre, a quel punto. Il tragico è che intanto, indisturbati, baroni e baronesse che mai han deposto lo scettro – molti nemmeno con la pensione – stanno usando le mai deposte armi di ricatto per mandare avanti quei quattro sciamannati che si prestano, attraverso le loro stesse persone a diffonderne il potere corrotto, perchè domani, magari, potranno riempire il modello, il vuoto lasciato dai loro “maestri”.

Il potere per il potere: è il cancro della cosa pubblica anche in tempo di crisi, anche quando non ci sono apparenti interessi pecuniari, anche quando i colleghi vedono in un organo di giudizio una garanzia per il merito, senza guardare a chi ne regge i fili, sospendendo la critica di fronte a un ministero diretto da colleghi (è ridondante, lo so, ma sempre di questi si tratta) che non possono non essere consapevoli del marciume e non lo combattono perchè ne sono parte, se non altro per aver accettato tutto questo, sin qui. Non ne usciremo mai.

Raccomando caldamente la lettura de’: La riforma Gelmini e il sogno dei professori, di Talamanca, 24 Aprile 2016

Leggete inoltre: Human Technopole: IIT ha «540 milioni in conti bancari e investimenti». Dare ancora soldi è intelligente? by Redazione ROARS

Auguri di feste al possibili serene…

Water does not resist. Water flows. When you plunge your hand into it, all you feel is a caress. Water is not a solid wall, it will not stop you. But water always goes where it wants to go, and nothing in the end can stand against it. Water is patient. Dripping water wears away a stone. Remember that, my child. Remember you are half water. If you can’t go through an obstacle, go around it. Water does. (Margaret Atwood)

Ringrazio Nicoletta Vallorani per avermi mandato questo augurio… e una nuova autrice da esplorare

Bozza della legge di stabilità del 2016

Bozza-Stabilità-2016-16.10.15

Un membro della Rete 29 Aprile ha condiviso la bozza della legge di Stabilità che condivido qui a mia volta. E’ molto significativa, non solo della confusione mentale con cui si opera ai nostri vertici, ma anche della demagogia che si è impossessata dei loro cervelli, a dispetto delle lobby che, immagino, in ogni settore tentino di far comprendere la complessità delle materie che dovrebbero essere sottoposte a radicale riforma in questo Paese.

Noterete delle parti in giallo: ho sperato di trovare chiarimenti circa la follia di sopprimere tasse appena introdotte tagliando il gettito a favore dei comuni, al momento tamponato da una iniezione straordinaria che non si ripeterà dopo il 2016, impedendo l’erogazione di servizi, già pesantemente ridotti, a favore delle cittadinanze, in un’Italia che crolla letteralmente a pezzi, vittima di tagli ma anche di incapacità e approssimazioni crescenti che – com’è ovvio che sia -, dai vertici colano nei gangli economico-produttivi di questo Paese. Quel che mi pare particolarmente grave è che non si sia inteso porre alcun “tetto fiscale”, di modo da garantire i proprietari di castelli e ville – peraltro affatto toccati dalla crisi immobiliare – allo stesso modo dei proprietari di case popolari. Resta l’incognita della riforma del catasto sul cui avanzamento poco-nulla è dato sapere nè si è capito se sia il caso di  sperare in essa o se sia da temere grandemente, nella ricognizione di una qualche forma di giustizia economica.

Ma ovviamente la mia attenzione è andata soprattutto all’Università. Guardate attraverso l’allegata bozza del 16 ottobre il modo di ragionare di “questa gente”:
Art. 20 MERITO (Contenuti riferiti alla sola Università); Art. 21 MERITO E GIOVANI ECCELLENZE IN P.A. (Vuoto); Art. 22: UNIVERSITA’ (again). Quindi non un Governo non eletto si sottoporrà col suo staff di PA ad un accurato screening che ne valuti i meriti, ma ANCORA e SOLO l’Università dovrà farlo. L’Università continua ad essere trattata come un leviatano familista e saprofitico della società e non quale la partoriente d’eccellenze che è, le quali, dotate di una buona formazione, scappano altrove abbandonando la nave che affonda e tamponando le falle delle altre (che, credetemi, ne hanno).

Come da lettera sottostante, si rileva L’INTENTO DI INGOLFARE DI GENTE STRUTTURE GRAVEMENTE IMPOVERITE da anni di sistematica riduzione dei fondi E DI ALLOCARE FONDI SOLO ALLO SCOPO DI NUOVE ASSUNZIONI A QUESTO SCOPO ED A POTENZIARE I CONTROLLORI AI MARGINI DELL’ARENA (guardate le allocazioni e l’insistenza per il potenziamento dell’ANVUR). In tutto ciò NESSUN FONDO PER LE MIGLIORIE STRUTTURALI E PER LA RICERCA, se non da avanzi da convertirsi una volta obbedito al mandato di buttar gladiatori nell’arena, e possibilmente FACENDO RIENTRARE DA FUORI CHI DA QUESTO PAESE SENZA OPPORTUNITA’ E’ SCAPPATO, e da dove, se ha giocato le carte che altri Paesi e non il nostro gli han offerto, ha saputo consolidare la propria posizione scientifica, riceverà ulteriori benefici (il gruzzoletto) grazie ai criteri che privilegiano la sudditanza psicologica nei confronti dell’erba del vicino (la stessa che Renzi accusa il nostro Paese di avere verso la UE, ma che riproduce sistematicamente in questo suo governo). Insomma tutto per non rinvigorire lo stimolo a restare in questo Paese in chi è rimasto nonostante tutto e in chi è rientrato prima e si è arenato qui, intrappolato tra età che avanza, coscienziosa lealtà nei confronti del nostro studentato e affetti, ma che sovente pensa di aver fatto un macroscopico errore.

Dappertutto ho scritto e non sul mio sito! Ma è ora… LETTERA AL RETTORE VAGO, AL CUN E AD ALTRE RAPPRESENTANZE UNIVERSITARIE

Assorbita da una miriade di impegni, soprattutto volti a sensibilizzare circa il problema dei conflitti per la terra, ma anche a contrastare questa attitudine ciecamente osservante le direttive Ministeriali e Governative che dimostrano per fatti come la demagogia abbia sostituito l’obiettivo delle politiche educative e della formazione in una nazione, quasi quasi ho dimenticato di avere un sito mio, un luogo in cui allacciare i nodi… Già: i nodi. E’ chiaro che non si voglia costruire qui una cittadinanza al possibile obiettiva e coscienziosa per le prossime scelte che compirà. Come un Governo che non è stato scelto e votato possa volere una cittadinanza cosciente è ovviamente il nodo della questione ed è l’unica giustificazione possibile all’ipotizzare una “buona scuola” privatizzata e un’università priva di mezzi nel cui calderone si vuol creare un’esasperata e improduttiva competizione.

Questa la Lettera che ho scritto al mio Rettore et AA. sperando che qualcuno si assuma la responsabilità di difendere quantomeno il senso di quel che stiamo facendo:

Caro Rettore, cari membri del CUN, cara Direttrice, caro rappresentante in Senato, cari Colleghi,
la recentissima manovra – di cui vengono date anticipazioni, assaggi, ma non ancora un testo – dimostra come senza resistenza non si ottenga altro che Universitari ed Università siano considerati ufficialmente entità di incapaci, dimostrando non solo per slogan, ma rafforzando con politiche la visione secondo cui “l’Italia migliore” se ne sia andata all’estero, lasciando quella peggiore a gestirsi l’Università.
Di fatto, siamo l’Italia senza midollo, incapace di lottare per i propri interessi e non mi riferisco solo al blocco degli scatti stipendiali: ora, nuovi disgraziati senza garanzie vengano gettati nell’arena col piano per far entrare 1000 ricercatori + 500 con programma “rientro cervelli”, questi addirittura da dotarsi di “gruzzoletto” per fare ricerche alla faccia di chi è rimasto qui a lottare senza risorse, mentre, come ho avuto modo di apprendere di recente, in tutta la Statale si stanno abbattendo sistematicamente le spese relative a database, riviste e libri e non c’è una lira per la sostenibilità energetica dell’ateneo … e dovremmo essere il secondo ateneo d’Italia! E’ certo che dobbiamo reintegrare del 30% di universitari perduti la nostra compagine, ma prima si rafforzi l’esistente e si diano a chi ha scelto di rimanere in questo Paese le stesse condizioni che quanti hanno espatriato sono andati a cercarsi ed han trovato, evitando ulteriori emorragie di cervelli e poi, in un secondo tempo, eventualmente per permetter loro di rientrare, qualora lo richiedano, si continuino a stanziare fondi!
Non particolarmente leonini per costituzione, l’ulteriore frammentazione che abbiamo subito con l’abbattimento delle Facoltà, ci ha reso ancora più deboli, perché sembra impedirci la visione d’insieme, ma mi auguro non vittime passive di questo sistema. Voglio augurarmi che non si continui tentando la delazione di coloro che intendono resistere, dicendo che non producano o che non abbiano nulla da perdere essendo prossimi alla pensione. Astenersi dal partecipare alla nuova VQR, ed ovviamente farlo in massa, è l’unico modo per non far soffrire lo studentato nell’opporsi a questa valutazione or ora espressa in politica dal Governo, ulteriormente lesiva della nostra dignità e far capire che siamo assolutamente in grado di valutare la situazione che si sta rendendo sempre più INSOSTENIBILE e non per la mala gestione “dal basso”, dato che le nostre amministrazioni stanno facendo i salti mortali, ma dal Governo!
Mi auguro davvero che si voglia discutere di questo, che i nostri rappresentanti in Senato si confrontino con la base sulle opportunità di reazione e che i nostri Rettori vogliano assumere una posizione ferma difendendo la nostra dignità e il nostro futuro. Altri Atenei si stanno muovendo (sotto un esempio).
Con apprensione

Cristiana Fiamingo

Prof. Cristiana Fiamingo
UFF: Università degli Studi di Milano
Dipartimento Studi Internazionali, Giuridici e Storico-politici
Storia e istituzioni dell’Africa
Via Conservatorio, 7 – 20122 Milano
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MITI CHE ODIANO LE DONNE, Casa della Cultura, 25 ottobre 2014

Parteciperò ad un Convegno il 24 e il 25 Ottobre a Milano, presso la Casa della Cultura: MITI CHE ODIANO LE DONNE : clicca qui per il programma e leggi qui di seguito chi vi parteciperà e di che parlerà

4 MITI ASIATEATRO A4 BOZZA FRONTE

Marilia Albanese, Segretario Generale AsiaTeatro

Introduzione al Convegno

Il potere del mito nella storia dell’umanità è stato enorme, non soltanto nel campo religioso, ma anche in quello sociale e politico. Dalla mitologia greca ai testi biblici, dall’epica indiana alle memorie degli antichi eventi giapponesi, racconti fondamentali elaborati e trasmessi dall’ambito maschile, geloso detentore della conoscenza scritta e della tradizione, attribuiscono alla donna colpe e mancanze di ogni genere, legittimando così la sua svalutazione, subordinazione ed eliminazione mentre d’altra parte ne costruiscono un’opposta immagine/modello ideale, tanto irrealistico, quanto irraggiungibile. Oltre all’imposizione culturale del mondo patriarcale, però, è evidente una connivenza con questo da parte del mondo femminile, che ha avvallato, custodito e tramandato la visione maschile. Il perché “miti che odiano le donne” siano stati difesi proprio da loro stesse nel corso dei secoli è importante spunto di riflessione, in quanto alcuni di questi “miti” – basti pensare a quello della bellezza – sono ancora oggi imperanti. Continua a leggere

Post-conflict disease… Gaza ed i suoi strascichi

Il MiddleEastMonitor afferma che tre giovani soldati della Givati Brigade israeliana si sarebbero suicidati. L’esercito tampona telefonando ai reduci del macello di bambini e civili per indurli a sottoporsi a supporto psichiatrico ove il caso, ma la cura sarebbe un’altra. Israele è uno stato assassino e induce al suicidio i suoi figli. Gli squilibri su cui si regge questo mondo di stati voraci dovrà pure svegliare madri e padri…

E anche Desmond Tutu dice la sua su HaAretz

Israele resta un “effetto collaterale” dell’antiebraismo, e non può essere cancellato e spero nessuno si beva più le manipolazioni propagandistiche che fan coincidere “ebraicità” e sostegno alle politiche dello stato di Israele e responsabilità relative. Si fa un gran parlare di sanzioni: sempre sono stata scettica sull’opportunità delle sanzioni, specie quelle culturali, dopo aver visto la lenta reazione che han contribuito a provocare nel tessuto sociale sudafricano, isolando ancora di più una matrice sana che avrebbe avuto nella solidarietà internazionale maggior forza per destrutturare il sistema dall’interno. Ma so bene come l’isolamento delle sanzioni abbia indotto la classe dirigente sudafricana a rivedere drammaticamente le proprie posizioni per garantire la sopravvivenza del Sudafrica. E confortata dalle parole di Tutu che seguono, ritengo che quanto sta accadendo non debba essere tralasciato come avviene per la Siria (cosa vergognosa, cui frange estremiste porranno drammaticamente rimedio “rendendosi visibili al cieco Occidente) e debba ricevere un segno forte di indignazione. Forse più utile a scuotere la diplomazia delle istituzioni governative nazionali e internazionali, che non uno stato incancrenito nella propria sindrome e nella riproduzione di una cultura del conflitto insostenibile, dando sostegno alla dissidenza interna. Petizioni corali non sono sempre accettabili dalla compagine intellettuale nella loro interezza, ma avversa un’asimmetria di 66 morti israeliani a fronte di oltre 1500 palestinesi (fonti di Gaza parlano di 1886 vittime nell’arco di un mese), invito a considerare l’essenza del messaggio dell’Appello su Historia Magistra «NOI ACCUSIAMO», a sottoscriverlo ed a diffonderlo tra le “reti” di ciascuno.

BBC-Gaza-CasualtiesLa mia preghiera al popolo di Israele: liberate voi stessi liberando la Palestina

 L’arcivescovo emerito Desmond Tutu, in un articolo esclusivo per Haaretz, chiede un boicottaggio globale contro Israele e invita gli israeliani e i palestinesi a guardare oltre i rispettivi leader per una soluzione duratura della crisi nella Terra Santa. Dell’arcivescovo emerito Desmond Tutu Pubblicato il 14-08-2014 su Haaretz Continua a leggere

Chomsky interviene sulla tragedia di Gaza

אלוהים יודעsono sempre stata sionista. Ma è altrettanto innegabile il mio rigetto per quella riproduzione della sindrome che trasforma le vittime d’un tempo e d’una “causa”, nei carnefici della nuova causa che creano e grazie alla connivenza, poi, dei carnefici di un tempo (perché chi sa e tace non è meno colpevole di chi impugna il coltello di tortura), nel nome del senso di colpa, in un’incapacità cronica collettiva di immaginare un mondo più equilibrato, che riproduce, necessariamente, squilibrio.

In questi giorni è uno stillicidio di e-mail e petizioni da sottoscrivere. Piena di dubbi firmo, perché mentre il mio Paese (quello in cui si vota senza sapere che accidente di politica estera abbia intenzione di applicare un partito, semplicemente perché non c’è un partito che abbia uno straccio di linea su questa o quella questione) non fa e non decide su niente (se non sui 990.000 euro da spendere per i viaggi degli EX-deputati, per compattarsi saldamente sul SI’, fatto salvo uno sparuto spicchio del M5S) e anche quel niente lo rimanda al 2018, mentre il muro di gomma di Israele (laddove un capo di Stato addirittura diserta i tavoli di negoziazione), dimostra come imperi l’assenza di buon senso ad ogni coordinata, non c’è un rigo del buon senso che fluisce nella mia casella e-mail che non meriterebbe la pole-position in questo blog. Ma Chomski è ebreo ed ha buon senso: una “combine” che va sottolineata. Molti gli ebrei dissidenti cui ci si è affiancati in queste ore, su tutti l’appello Appello di Haim Bresheeth per indurre i nostri colleghi accademici in Israele a sostenerne i boicottaggi

L’incubo di Gaza
4 agosto 2014
Noam Chomsky

Lo scopo di tutti gli orrori a cui stiamo assistendo durante l’ultima offensiva israeliana contro Gaza è semplice: tornare alla normalità. Continua a leggere

Indignata!

Guardate questa immagine e – perdio! – indignatevi con me.

Voto SpeseViaggioExDeputati

“Non faccio la grillina”, non faccio del facile populismo e non venitemi a dire “Ma non sono certo quelle le spese che….”. Risiedo in Romagna, sull’Appennino a 2 chilometri dal confine con la Toscana e lavoro a Milano: con la crisi immobiliare è dal 2011 che tento di vendere casa per avvicinarmi a Milano, al mio posto di lavoro, e a causa di questa situazione mi rovino in spese di viaggio e non recupero mai (altro che fine mese…). Ogni anno “regalo” 60 delle 100 ore che insegno alla Statale perché l’Università pubblica non ce la fa a pagare i corsi. Così mi han pagato solo 40 ore sulle 100 insegnate: 50 euro l’ora tassate, che vuol dire che di quei 2000 ne ho visti 700 di meno. Beh con questo voto contro il recupero delle spese di viaggio degli ex-deputati… [EX!!] io mi sento beffata. Se è questa la linea del cambiamento del PD, non potranno certo trincerarsi a lungo dietro alle accuse di populismo contro una fazione che, peraltro, vedo compatta al suo posto a votare. Dove sono gli altri? IL LEVIATANO SOSPESO SOPRA LA SOCIETA’ si assicura per le spese future… quanto aveva ragione Achille Mbembe: e lui pensava fosse un male africano!!

In discussione è la democrazia di Giuseppe Aragno (22 maggio 2014)

PREMESSA : Ho conosciuto, in questo ormai lungo dribbling alla ricerca di un’etica politica, molte onestissime persone, offuscate – ahinoi – dalle arene politiche in cui si sono impegnate. Specie di recente ho visto donne come Patrizia Toia e la giovane collega Lia Quartapelle che hanno fatto della comunicazione con la base elettorale e della condivisione delle loro competenze in gioco dei buoni campioni della politica di sinistra. Eppure è la politica del PD al Governo che non funziona, non è il rapporto con l’Europa che va rinegoziato è l’Italia nell’Europa in un Mondo che va rivoluzionato quello per cui si deve votare oggi. Ho votato Grillo alle ultime elezioni, nella speranza che un po’ di democrazia partecipativa ridimensionasse il “leviatano sospeso sopra la società”. Il Pd – come da speranza implicita – si è riorientato, ma nulla è cambiato: solo i toni volgari a controbilanciare la volgarità di chi ad angolo retto continua a favorire il privilegio, o lo scandaloso voto favorevole ad una riforma del lavoro che ne lede il valore più profondo di  garanzia di sostenibilità nella dignità, su cui un tempo questo Paese si diceva fondato. Odio i personalismi, ma oggi “va così” e porta il nome di un giovane greco la lista cui accordo il mio voto. Mi conforta che sia anche la scelta di un uomo il cui giudizio politico stimo moltissimo e, col suo permesso, pubblico queste sue sagge riflessioni.

FIAM

«Dici Europa e pare cosa semplice. C’è una storia, ci sono uomini come Rossi e Spinelli e un Manifesto nobile che nasce a Ventotene, nel cuore di una tragedia che ci accomuna e che, a parole, tutti rifiutiamo: la barbarie nazifascista, come estrema conseguenza d’una crisi della democrazia, la guerra come esito fatale della competizione liberista sui mercati, quando l’economia occupa il posto della politica.  Continua a leggere

Ascoltando il grande Nutini…

Avete già ascoltato «Caustic love» (2014)”, l’ultimo CD di Paolo Nutini? Questa splendida canzone è “Iron sky” con una citazione dal discorso de’ “Il grande dittatore” di Chaplin. L’avevo dimenticato e me l’ha fatto ripescare… sembra strano che io finisca per rievocare Chaplin, proprio io che rifuggo dalla satira politica, per il modo eccessivo con cui se ne abusa in questo disgraziato Paese: trovo contribuisca a rendere tollerabile ciò che non lo è, a rendere “simpaticamente” scusabile ed accettabile ciò che piuttosto dovrebbe indignarci, quasi ad illuderci poi, culturalmente, che – per il solo fatto che siamo così in gamba da prenderci da soli per i fondelli – siamo superiori a noi stessi! Ma questa è tutta un’altra storia

Per la traduzione, attingete allo stesso sito da cui ho tratto lo script dell’originale.

I’m sorry, but I don’t want to be an Emperor – that’s not my business. I don’t want to rule or conquer anyone. I should like to help everyone, if possible — Jew, gentile, black man, white. We all want to help one another; human beings are like that. We want to live by each other’s happiness, not by each other’s misery. We don’t want to hate and despise one another. In this world there’s room for everyone and the good earth is rich and can provide for everyone.
 The way of life can be free and beautiful.
 But we have lost the way.
 Greed has poisoned men’s souls, has barricaded the world with hate, has goose-stepped us into misery and bloodshed. We have developed speed but we have shut ourselves in. Machinery that gives abundance has left us in want. Our knowledge has made us cynical, our cleverness hard and unkind. We think too much and feel too little. More than machinery, we need humanity. More than cleverness, we need kindness and gentleness. Without these qualities, life will be violent and all will be lost.
 The aeroplane and the radio have brought us closer together. The very nature of these inventions cries out for the goodness in men, cries out for universal brotherhood for the unity of us all. Even now my voice is reaching millions throughout the world, millions of despairing men, women, and little children, victims of a system that makes men torture and imprison innocent people.
 To those who can hear me I say, “Do not despair.” The misery that is now upon us is but the passing of greed, the bitterness of men who fear the way of human progress. The hate of men will pass and dictators die; and the power they took from the people will return to the people and so long as men die, liberty will never perish.
 Soldiers: Don’t give yourselves to brutes, men who despise you, enslave you, who regiment your lives, tell you what to do, what to think and what to feel; who drill you, diet you, treat you like cattle, use you as cannon fodder. Don’t give yourselves to these unnatural men, machine men, with machine minds and machine hearts! You are not machines! You are not cattle! You are men! You have the love of humanity in your hearts. You don’t hate; only the unloved hate, the unloved and the unnatural.
 Soldiers: Don’t fight for slavery! Fight for liberty! In the seventeenth chapter of Saint Luke it is written, “the kingdom of God is within man” — not one man, nor a group of men, but in all men, in you, you the people have the power, the power to create machines, the power to create happiness. You the people have the power to make this life free and beautiful, to make this life a wonderful adventure.
 Then, in the name of democracy, let us use that power! Let us all unite!! Let us fight for a new world, a decent world that will give men a chance to work, that will give you the future and old age a security. By the promise of these things, brutes have risen to power, but they lie! They do not fulfill their promise; they never will. Dictators free themselves, but they enslave the people!! Now, let us fight to fulfill that promise!! Let us fight to free the world, to do away with national barriers, to do away with greed, with hate and intolerance. Let us fight for a world of reason, a world where science and progress will lead to all men’s happiness.
 Soldiers: In the name of democracy, let us all unite!!!
 Hannah, can you hear me? Wherever you are, look up, Hannah. The clouds are lifting. The sun is breaking through. We are coming out of the darkness into the light. We are coming into a new world, a kindlier world, where men will rise above their hate, their greed and brutality.

Charlie Chaplin, The Great Dictator (1940)

Sono orfana di Paco de Lucia…

Dicono sia connesso all’età: procedi nella vita e i miti crollano, le icone rotolano, esempi cruciali muoiono e il senso di “orphanage” si riproduce mitotico. Oggi è uno di quei giorni, quelli in cui questa coscienza si concreta in ricordi che si fanno rimpianto. 1967: come fosse ora… piccolissima, in piedi in mezzo al salotto, bocca semiaperta, occhi incastonati nello schermo in bianco e nero che proiettava un giovane virtuoso dallo sguardo sicuro che staccava con nonchalance dalla tastiera, nei passaggi più difficili di “Tico-tico”, mentre le sue dita ballavano il picado  lungo le corde della chitarra. Che compostezza e che fusione fra tecnica e senso del ritmo! Son cresciuta mentre evolveva* la personale rivoluzione di Paco de Lucia contro le rigidità della tradizione, in cui, attraverso padronanza e creatività tecnica, senza spartito o metronomo, ha piegato la chitarra flamenca a parlare altri linguaggi umani (e non è una svista la mia: io credo davvero che il segreto che rende unica e ineguagliabile la musica di Paco sia l’aver sviluppato quel suo progetto di portare le sue falsetas e la chitarra flamenca a parlare toni d’uomo). Era certo discontinuo e ne ho sopportato le lunghe pause ingannando il tempo “consumando” le sue prove, le sfide come En vivo desde el Teatro Real o il Concierto de Aranjuez o le sue interpretazioni di Manuel de Falla. Pause da cui immancabilmente mi riavevo, premiata da dischi come Friday Night in San Francisco, Solo quiero caminar, Castro Marin, o dalle fusioni travolgenti di Passion, Grace and Fire, Live… One Summer Night, Siroco, Zyryab, Live in America, The Guitar Trio, Luzia, Cositas Buenas, e l’ultimo – ormai consunto – En Vivo conciertos España 2010.
Schivo, modesto e determinato, ha abbracciato – a dispetto degli strali dei puristi (da Segovia in giù)  – la contaminatio degli stili, degli strumenti, introducendo el cajon dopo le sue frequenti tournee in America latina, per salvare il flamenco da etichette folk e morte certa, così come ha fatto il suo ‘compadre’ Manolo Sanlùcar. Pur non potendo prevedere una perdita così imminente, ricordo bene la sensazione, la scorsa estate, al Pescara Jazz Festival che stavo vivendo qualcosa di irripetibile, lì in prima fila accanto a Mirco “Abyss” (giovane cantante degli Arkana Code, gruppo hard-rock pescarese), mentre, nonostante il caldo afoso, la musica di Paco e del su grupo ci ha fatto addirittura dimenticare i fuochi d’artificio che sembravano fargli concorrenza, a ritmo.


Paco PJF – 29 luglio 2013 1


Paco PJF – 29 luglio 2013 2

Non potevo nemmeno sapere che, nello stesso momento, da un palco spagnolo, Manolo Sanlùcar annunciava che si sarebbe definitivamente ritirato e che non avrebbe mai più suonato in pubblico, e quando l’ho poi saputo… ed ora, mi sento orfana, ancora, ma paga di questo mio bere intenso ogni sensazione. Difettassi di memoria, per fortuna c’è internet: col suo bagaglio prezioso che ci permette di tentare di rivivere le emozioni che questi straordinari innovatori ci hanno dato e di vivere il loro lascito artistico fra i giovani che hanno influenzato (Vicente Amigo, Chiquelo…) dando loro licenza di fare della tradizione il trampolino per il futuribile… non proprio Paco EN VIVO, ma en sangre y musica. Da futurista, non posso non pensare a chi resta. Agli uomini del grupo e – da prof con innegabili attitudini materne – più di tutti al giovane, ad Antonio Sanchez Palomo: al nipote che Paco ha preso con sé e che, a Pescara, ha dimostrato d’aver maturata una crescita professionale strepitosa. Saprà esprimere quella genialità che forse è rimasta soffocata dalla forza emotiva dell’arte dello zio? Ad oggi, si è cimentato poco al di fuori del grupo. Chissà…

Al momento ci resta questo omaggio da Vicente Amigo che da Murcia ha onorato chi ha visto esibirsi quand’era piccolissimo venendone segnato per la vita. Allievo di Manolo Sanlúcar, per virtuosismo è forse più vicino a Paco che al suo maestro.


Vicente Amigo al Teatro Romea Murcia, Marzo 2014

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* al min.3,43 del video collegato, sembra premonitrice quell’affermazione, proprio sulla spiaggia che ne ha visto ieri la morte, in cui Paco afferma come la tranquillità cui anela Francisco Sanchez Gomes (suo nome “al secolo”) sia incompatibile con ciò che la vita ha portato a Paco de Lucìa, l’artista.

Oh Capitano, nostro Capitano!

Il testimone morale e al contempo il testimone politico per eccellenza della nostra stagione peggiore è scomparso. Credo Mandela rientri nel quadro che Avishai Margalit delinea per questo agente. «Il testimone morale deve vivere per servire il proprio scopo» (A. Margalit, L’Etica della Memoria, 2006/128), e lo scopo è la comunicazione, il racconto. Ciò che fa di Mandela un’eccezione è la coincidenza col testimone politico e, quindi, con l’attore politico, in questa straordinaria storia che supera i rigori della sopravvivenza per una testimonianza per incidere nell’orrifica ingegneria sociale dell’apartheid con un’azione… e un’azione vincente attraverso la testimonianza al contempo morale ed etica.

Ho scritto per l’associazione in cui “milito” come membro del Comitato Scientifico -il Centro Studi Problemi internazionali – CesPI, queste cartelle su Nelson Mandela e il Sudafrica dopo di lui… e noi, senza lui.

Trovo possa essere suggestivo, quale incipit, il profondo Alan Bates che qui recita la poesia d’un uomo che s’è eletto capitano della propria anima, pur nella prigione di un corpo che si sfaceva: un uomo fiero al punto che Melville s’ispirò a lui per la figura di Akab: William Ernest Henley. La poesia  «Invictus» (invitto) della raccolta “Vita e Morte (Echi)”,  pubblicata per la prima volta nel 1888 nel Book of Verses è stata quella con cui Mandela s’è dato coraggio negli anni della prigionia e che ha ispirato il noto film di Eastwood.

“Oh Capitano, nostro Capitano!”.

In ricordo di Nelson Rolihlahla MANDELA, detto “Madiba”

(18 luglio 1918, Mvezo – Johannesburg, 5 dicembre 2013)

di Cristiana Fiamingo[1]

Il tardo pomeriggio del 5 dicembre 2013, all’età di 95 anni, Nelson Rolihlahla Mandela, detto ‘Madiba’, si è spento nella sua casa di Houghton, a Johannesburg.

Icona globale. Attore politico per eccellenza. Eroe che nessun’ombra sembra poter intaccare nell’immaginario collettivo. Pure nella dignitosa, muta posa e nello sguardo quasi assente delle ultime immagini che circolano nella ‘rete’, sembra vigilare, antenato vivente – come si direbbe presso alcuni popoli d’Africa –, su questo nostro mondo, dal gigantismo morale che sopravvivrà ai suoi errori.

NELSON MANDELA: L’ATTORE POLITICO

Rolihlahla Mandela nasceva il 18 luglio 1918 a Mvezo,[2] sulle rive del fiume Mbashe nel distretto di Umtata nel Transkei, provincia ad est della regione del Capo, nella terra in cui sanguinose guerre di frontiera ingaggiate coi coloni olandesi, a partire dal 1770, avevano bloccato il flusso migratorio verso la costa, a sud, di xhosa e thembu – la sua etnia –, prima stanziati ai piedi dei monti Drakensberg.

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What on Earth…?

Capita (specie a me) che mi metta di traverso. Capita, grazie a dio – comunque lo concepiate -, che di tanto in tanto qualcuno mi risponda per le rime. Lo ha fatto qualcuno anche su questo blog, tra i molti consensi: l’obiezione di Umberto, e dopo mesi, mi sa che approfitterò della prossima pausa forzata, per raccogliere il coraggio a due mani e rispondergli (cavolo! Uno più graforroico di me, sarà un’impresa batterlo). Ma questa volta, quando ho obiettato su una lista per il diritto allo studio in Palestina, che boicottare l’Università non mi sembra la forma più salutare di negoziazione, si è innescato un piccolo dibattito dell’assurdo… pieno di saggezza (dove la provocazione, l’assurdo, l’avevo lanciato io). L’abbiamo continuato fuori dalla lista, ma francamente non l’avrei fatto. Non credo nella lotta virtuale da una firma e via: ma che almeno chi si illude di “impegnarsi” così, partecipi al dibattito! Comunque voglio dividere con voi questo articolo che mi è stato inviato in risposta al mio “Basta firme. Che facciamo?” e ve lo giro

Naomi Klein

L’articolo l’ha scritto ‘sta meraviglia di donna qua ↑, Naomi Klein,
l’autrice di No Logo capace anche di rompere i boicottaggi quando
vanno contro la gente piuttosto che contro i governi
(e non credo proprio per questione di royalties)

Naomi Klein: How science is telling us all to revolt

Is our relentless quest for economic growth killing the planet? Climate scientists have seen the data – and they are coming to some incendiary conclusions.

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Wake up youth!

WAKE ME UP, parole del DJ 24enne Avicii e magistralmente cantata da Aloe Blacc
Feeling my way through the darkness
 Guided by a beating heart
 I can’t tell where the journey will end
 But I know where to start
 They tell me I’m too young to understand
 They say I’m caught up in a dream
 Well life will pass me by if I don’t open up my eyes
 Well that’s fine by me
 
 So wake me up when it’s all over
 When I’m wiser and I’m older
 All this time I was finding myself
 And I didn’t know I was lost
 [x2]
 
 I tried carrying the weight of the world
 But I only have two hands
 I hope I get the chance to travel the world
 And I don’t have any plans
 I wish that I could stay forever this young
 Not afraid to close my eyes
 Life’s a game made for everyone
 And love is a prize
 
 So wake me up when it’s all over
 When I’m wiser and I’m older
 All this time I was finding myself
 And I didn’t know I was lost
 [x2]
 
 I didn’t know I was lost
 I didn’t know I was lost
 I didn’t know I was lost
 I didn’t know I was lost
 

Le ultime giornate milanesi sono state pesanti: questo nostro Paese è veramente votato al suicidio poiché è maledettamente abile ad intrecciarsi da solo la corda per impiccarsi: una riforma universitaria ci voleva, non c’è dubbio, ma vivaddio ore ed ore gettate per progettare pacchetti insostenibili, a causa di idioti paletti ministeriali che impediscono di realizzare dei corsi davvero nuovi e diversificati, adatti alle sfide del mondo del lavoro di oggi che richiedono una specializzazione individuale elevatissima. Così, la notte, mentre torno a casa mi porto appresso un carico di sentimenti contrastanti, fiumi di parole a giustificazione di folli inerzie istituzionali che zavorrano il nuovo che tenta di nascere. Ma anche rabbia, perché gli studenti non c’erano. Si sarebbe dovuto discutere del loro futuro, ma i rappresentanti degli studenti non erano al loro posto e s’è finito per discutere della nostra allocazione per tentare di dare rimedio alle gabole ministeriali.  E così per non incazzarmi con loro che non si incazzano per se stessi, mi metto a smanettare la radio, finchè non incoccio in Radio Bruno e mi faccio coraggio con questa canzone. La gioventù non è perduta, ma perché non ci aiuta?  Ma perché non si aiuta?