Riflessioni sui “fatti” del 14 dicembre

DIEGO CUGIA

“Fracassare bancomat, incendiare automobili, lanciare petardi, sampietrini, bombe carta, accerchiare in trenta un autoblindo con due sventurati poliziotti all’interno e rischiare che diventino tizzoni ardenti, sono azioni infami e mai niente le giustificherà. Ma è altrettanto infame occuparsi dei giovani solo quando vanno a fuoco le città. È come se si invitassero i più scalmanati a ripetere le loro gesta per ottenere udienza e uno straccio di notorietà. Sono due anni che sfilano pacificamente per le strade e non frega niente a nessuno. Li hanno trattati da minoranze imbecilli e indolenti, è stato detto loro che i veri giovani sarebbero quelli che stanno a casa a studiare, invece di ringraziarli per essere ancora vivi e reattivi, magnificamente capaci di scendere in piazza in questo cimitero virtuale per ricordarci che esistono e sono disperati. (…) ” Continua in http://www.diegocugia.com/index.php/blog/il-nuovo-muro/

GIUSEPPE ARAGNO

(…) Ch’è accaduto a Roma il 14 dicembre? Ti sbagli se dici che in Parlamento anche un cieco avrebbe visto che la classe dirigente non è all’altezza della drammatica situazione in cui versa il Paese? Puoi quantomeno sostenerlo con ragionevole probabilità di non dire sciocchezze: il cieco l’avrebbe visto, noi no. Noi non abbiamo visto, forse non vogliamo vederlo, ci fa male, è troppo desolante, che l’opposizione al berlusconismo è più berlusconiana di Berlusconi. Un idiota, un analfabeta della politica si sarebbe reso conto che c’è un’isola cieca e sorda in un mare in tempesta che la circonda; un’isola che non ha alcun collegamento con la terraferma e nella quale si “gioca alla democrazia“, ma si esercita di fatto un potere fuori controllo; un potere che cancella anche i diritti più elementari, in nome del mercato e del profitto. L’avrebbe visto un analfabeta della politica, noi no, noi vediamo un’isola diversa, ricca di collegamenti. Crediamo, o fingiamo di credere, che esista un dialogo tra chi affonda nella tempesta, senza speranza di toccare la terraferma, e l’isola che possiede una flotta in grado di soccorrere i naufraghi, ma le ordina di puntare le armi, stare a guardia del porto, a tutela dell’isola, e sparare a zero su chiunque s’avvicini. Anche la morte può servire alla vita e perciò, i naufraghi vadano a picco. (…)” Continua in  http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=14463 e, già che ci siete, consiglio di fare un passo a monte e considerare pure questo http://www.idocentiscapigliati.com/search/label/Giuseppe%20Aragno

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