della Memoria, dei Negazionismi e dei Finanziamenti alla Pubblica Ricerca e Istruzione

in cui si rivelerà come non ci sia soluzione di continuità tra respiro, pensiero e professione pubblica…

Gira questo documento, da un po’:

«Olocausto: sembra impossibile!!!

‘Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male, è che gli uomini di bene non facciano nulla’.
(Edmund Burke)

Il Generale Dwight D. Eisenhower aveva ragione nell’ordinare che fossero fatti molti filmati e molte foto. Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa…c’è chi, nonostante tutto pensa che l’OLOCAUSTO sia un mito.
E’ una questione di storia ricordare che, quando il Supremo Comandante delle Forze alleate (Stati Uniti, Inghilterra, Francia, etc.), Generale Dwight D. Eisenhower, incontrò le vittime dei campi di concentramento, ordinò che fosse fatto il maggior numero di foto possibili, e fece in modo che i tedeschi delle città vicine fossero accompagnati fino a quei campi e persino seppellissero i morti. Il motivo, lui l’ha spiegato così: “Che si tenga il massimo della documentazione, che si facciano filmati, che si registrino i testimoni, perchè, in qualche momento durante la storia, qualche idiota potrebbe sostenere che tutto questo non è mai successo”.
A tal proposito ricordiamo che il Regno Unito ha rimosso l’Olocausto dai piani di studio scolastici poichè “offendeva” la popolazione musulmana, che afferma che l’Olocausto non è mai esistito…
Questo è un presagio spaventoso per il futuro dell’umanità! (vedi oltre).
Sono trascorsi più di 60 anni dal termine della Seconda Guerra Mondiale, che ha visto perdere la vita nei campi di concentramento a circa 17 milioni di persone tra ebrei, prigionieri di guerra sovietici, polacchi non ebrei, rom, sinti, disabili, omosessuali ecc…Tutti assassinati, massacrati, violentati, bruciati, morti di fame e umiliati nel mentre il mondo tutto volgeva lo sguardo altrove.
Ora, più che mai, a fronte di qualcuno che sostiene “L’Olocausto è un mito”, è fondamentale fare in modo che il mondo non dimentichi, MAI.»

Nel 2007, dopo aver sottoscritto con altri storici l’appello Flores, Traverso, Sullam (23.01.2007), contro la punizione penale del “reato di negazionismo”, mi ero impegnata nella redazione di un dossier sulle legislazioni anti-negazioniste, al fine di addivenire a/ e diffondere una maggiore coscientizzazione del fenomeno e – dal mio punto di vista – quale cultrice di una storia che registra numerosi “democidi” – della limitatezza del legame tra “giorno della memoria” e fenomeno della Shoah che, per quanto prossimo e devastante, è stato solo un dei tanti “episodi storici” che non ci esime dal riflettere sulla necessità di serbare memoria ed estendere ad altri contesti storici il senso di responsabilità rispetto ad altrettanto gravi congiunture psico-socio-politico-economiche, nell’aderire all’esortazione prescrittiva del “MAI PIU'”.
Su tale scorta, sono stata di recente intervistata dal Prof. Claudio Visentin (Univ. Lugano), curatore con Brigitte Schwarz della rubrica GERONIMO. STORIA E MEMORIA, su  RSI-Rete due, rete radiofonica della Svizzera italiana. Potete ascoltare il programma dedicato alla Giornata della Memoria (2011) su: http://podcast.rsi.ch/ReteDue/Geronimo/GERONIMOSTORIA-NEGAZIONISMO24.01.11.mp3 .
Pur apprezzando molto il bel prodotto curato dal collega, poichè avrei voluto dire molto di più, completo qui il mio pensiero, sperando di fare cosa utile per chiarire alcuni punti e per far meglio comprendere che cosa mi muova ancora a rimarcare fermamente come la dimensione della formazione educativa non debba essere stimolata dai rigori della legge, in particolare, nel nostro Paese in cui i rapporti con i somministratori di giustizia, poi, sono alquanto controversi e forse non del tutto per un’inclinazione a sfuggire le regole, ma piuttosto invocando una declinazione più sfaccettata del rapporto da giocarsi fra vari livelli di responsabilità, da incastonarsi mutuamente, piuttosto che in una relazione “a scarica-barile”.
Il problema, sia chiaro, non è eminentemente nazionale: le derive del dibattito culminano nello scandalo per il tentativo di imporre una legge che recuperi i benefici del colonialismo alla memoria francese attraverso i manuali scolastici (2005), piuttosto che nella summenzionata ipotesi (mito che continua dal 2007 e ringrazio Marco Cavallarin della sua segnalazione) di cancellazione dell’Olocausto dai libri scolastici inglesi, seriamente confutata dal The Holocaust Educational Trust – nell’intento di non offendere dottrine musulmane che lo rinnegherebbero (ma, credetemi, tale generalizzazione è tutta da verificare!). Questo fermento si origina a partire dal momento in cui la Comunità Internazionale, pur ameboide nella forma, ha convenuto dover sottoscrivere una “Convenzione Internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale” a New York, nel 1966.
Tale convenzione è stata ratificata dall’Italia con la Legge 654, 13.10.1975, che prevede sanzioni su chi esprima comportamenti razzisti; a tale ratifica è conseguito un inasprimento delle pene con il DDL (Mancino) 122, 26.04.1993, una depenalizzazione del reato d’opinione con la L.85, 24.02.2006, art.13, per giungere infine alla proposta di un DDL Mastella, 26.01.2007 in cui (a confutazione dell’ultimo), pur non vincolandosi espressamente al reato di negazione dell’Olocausto ebraico, si invocava una punizione penale aspra a chi propagandasse e diffondesse materiale contentente espressioni d’odio razziale e di discriminazione sessuale.
Perché avverso la risoluzione penale di un problema socio-culturale? Certo perchè diffido degli interpreti delle leggi, ma anche dei fini dei loro promotori. Mi spiego approfondendo il caso italiano: è innegabile che la diffusione di messaggi d’odio o storicamente scorretti e manipolati, fra le fasce meno protette dal filtro magico della conoscenza, sia in vertiginoso aumento a causa del comune accesso ad internet, che permette la trasmissione a macchia d’olio di messaggi di ogni ordine e sottordine morale senza controllo, a dispetto di emendamenti pure esistenti nei nostri ordinamenti e sovraordinamenti, ma cui l’Italia si rapporta in “relazione disgrafica”. Si pensi alla “Decisione-quadro europea su razzismo e xenofobia” (4, 2007) e al correlato precedente “Protocollo addizionale alla Convenzione europea sul cybercrime e sulla criminalizzazione di atti di natura razzista e xenofoba commessa a mezzo di sistemi informatici” (03, 2006) che ha raccolte solo, su 25 firmatari, 6 ratifiche: ebbene, l’Italia NON ha né firmato né ratificato il protocollo, preferendo produrre uno scandaloso “emendamento d’Alia” che, introdotto nel “pacchetto sicurezza-Maroni” (2010), dimostra ampiamente di ben aver compreso l’art. 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, per il quale la «libertà d’espressione», per quanto sacra, implica doveri e responsabilità ed è pertanto “contenibile” con restrizioni o sanzioni, ma è mosso dai fini sbagliati: ovvero dalla necessità di ammutolire il dissenso nei confronti del Governo invece di prendere meglio la mira contro forme di espressione antidemocratica e disgregatrice della comunità nazionale: vien fatto di chiedersi, se tale svista non sia destinata ad evitare di colpire soggetti-parte della compagine governativa che fanno sovente uso di tali espressioni e non solo nella propaganda di partito.
Ritengo allora che altre istituzioni, pur garantite nel loro sano esercizio dall’azione della magistratura (cha garantisca, ad esempio, il Preside che, prima, ammonisca e, quindi, sospenda l’insegnante sorpreso a manipolare le menti di giovani studenti con teoremi razzisti senza opportuno contrappunto di pari incisività) debbano farsi carico di tale missione, senza rendere i negazionisti paladini della libertà d’espressione; senza correre il rischio di avallare verità di Stato (ad esempio permettendo ai soli sopravvissuti alle foibe  – ammesso che ve ne siano – di descrivere il fenomeno nelle scuole), ma piuttosto “delegittimando” sul loro stesso terreno coloro che “delegittimano” verità storiche le quali si fondano sulla libera ricerca e il garantito (o che tale dovrebbe essere) libero accesso alle prove. Infatti ritengo che la copertura di prove e testimoni della compartecipazione diretta o indiretta a crimini contro l’umanità di elementi di spicco del passato nazionale, da parte di ambienti istituzionali, nel nome del segreto o dell’oblio di Stato, ci abbia portato a questo stato di cose (colonialismo italiano docet).
Pur avendo studiato a fondo la Shoah (tra prodromi e conseguenze), pur ammettendo l’incommensurabilità del maledetto fenomeno, temo inoltre si rischi di porne l’eccezionalità “al di fuori” della Storia, concorrendo a distogliere da altri fenomeni, ridotti (forse) nel numero delle vittime provocate, rispetto alla prima, così concorrendo a distogliere da responsabilità di silenzi e forme d’oblio, calati su numerosi altri crimini contro l’umanità. Il loro essersi consumati in periodi antecedenti la definizione della fattispecie giuridica, non ci rende meno responsabili rispetto al loro insegnamento circa la natura umana e le conseguenze di certi fenomeni disgregatori nei diversi contesti antropici e nel corso di determinate epoche: espansione, economia di tratta, colonialismo, imperialismo, nazionalismo ecc..

Un’unica soluzione è, a mio avviso, in grado di riprodurre quella coscienza civica che, senza sacrificare libertà d’opinione o d’altro genere, ma facendo leva su questa ed altre, permette di distinguere bene e male discernendo l’uno dall’altro e non rispetto alla convenienza al loro sostegno, ma alle prove di veridicità articolate tra argomentazione e persuasione: quella soluzione è la garanzia della sostenibilità alla libera ricerca accademica e al sistema scolastico pubblico, nella formazione di base. Non c’è altra via.

Lo scorso mese d’ottobre (2010), la vertenza Mastella si è riaperta quando il Presidente della Comunità ebraiche, Pacifici, ne ha reclamato la riproposizione a gran voce, a seguito delle scandalose lezioni ospitate e offerte da Claudio Moffa (ex-africanista, ora afferente al settore della storia delle Relazioni internazionali) al “Master Mattei”, dallo stesso organizzato in seno all’università di Teramo. Molto ci sarebbe da dire sulla decisione assunta nel settore scientifico disciplinare africanistico di promuovere Moffa all’ordinariato, basata (forse e, mi auguro, almeno) sulla quantità di pubblicazioni, ma non so quanto sulla qualità di quanto espresso e in merito alla didattica: Moffa, articolista del Resto del Siclo rivista negazionista on-line, non ha mai nascosto le proprie simpatie per i negazionisti e le sue posizioni razziste, addirittura attaccando una collega di religione ebraica per aver espresso opinioni a suo avviso criticabili sulla manipolazione da parte dell’amministrazione coloniale della struttura della società rwandese, e in particolare dei tutsi, a causa dell’appartenenza della ricercatrice stessa ad una comunità religiosa “tollerata” prima e stigmatizzata, poi, in altri tempi dal potere. Ma questo signore, il 25 settembre 2010, ha svolto una lezione (peraltro scaricabile) sulle tesi di Faurisson (v. «Faurisson on the Holocaust. Revisionism on trial in France», 1979/83). Non sarebbe un “male” in sé, non ve n’è mai in Accademia qualora si garantisca un contrappunto scientifico, e non ci si dica che sia stato dato per scontato. A poco vale il tentativo di fare una “lezione riparatrice” affidandola ad una semiologa del calibro di Valentina Pisanty, senza che vi siano sistematici progetti di dibattito a fronte delle dottrine là insegnate, ad avallare (sempreché sia stato questo il caso) una decisione che speriamo cosciente, di aver approvato il progetto del “Master Mattei” su basi scientifiche di confronto fra teorie contrapposte e non su un canto stridulo e cigolante per voce sola.

__________________________________

Purtroppo la scienza è guidata in modo personalistico nel nostro Paese: ho lasciato la Sissco per le continue prevaricazioni nella comunicazione nella lista di discussione e per la sindrome carsica che soffrivano determinate argomentazioni scomode, in nulla differenziando quell’ambiente sedicente “libero” rispetto agli spesso soffocanti meandri delle comunicazioni gerarchiche in Ateneo e per alcune scorrettezze nei comportamenti che minano il corretto sviluppo di una universitas studiorum che, da sempre, mi fa cercare spazi di condivisione: non sono state così recepite alcune integrazioni che avevo inviate ai curatori rimasti aderenti alla società, pertanto, pur rimandando al suddetto dossier, che resta prezioso, integro la lista della legislazione anti-negazionista dei seguenti atti:

  • Liechtenstein, sect. 283 del Codie Penale
  • Slovacchia, Zbierka zàkanor ¢, 485/2001, Strana 5166
  • Polonia, 17 dicembre 1998, Dziennik Ustaw Rzeczypospolitey, n.162, p.6581
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5 thoughts on “della Memoria, dei Negazionismi e dei Finanziamenti alla Pubblica Ricerca e Istruzione

  1. Cara laFiam,
    perfettamente d’accordo con te. Ma credo che quella dell’Olocausto tolto dalle scuole in Gran Bretagna sia una bufala, anzi peggio: una subdola provocazione che si deve respingere. Gira con la posta elettronica da parecchio tempo, almeno dal 2007, e in parecchi ci adoperiamo ad informare e denunciare la pericolosità del messaggio. C’è qui di seguito la documentazione prodotta e diffusa a suo tempo dalla news-letter (oggi non più attiva) dell’ANED di Torino.
    Di questa bufala ne esistono diverse versioni: un’altra assai diffusa è quella che, in inglese, intende UK non come United Kingdom, ma come University of Kentucky, o University of Kansas. Nei siti di queste università diffamate è possibile leggere le smentite.
    Si tratta, a quanto mi risulta, del lavoro di gruppi di anti-semiti che, cercando di diffondere l’idea che la Shoah (Holocaust è il vocabolo usato nei paesi anglofoni) sia stata cancellata dall’insegnamento, tentano di sminuirne la portata e l’importanza inducendo a pensare che se la Shoah non viene più insegnata, allora vuol dire che si trattava di una cosa minore, di scarsa importanza. Non è poi neanche vero che i musulmani ne neghino l’esistenza. C’è tra di essi chi purtroppo lo fa, così come fanno parecchi altri, negazionisti di ogni categoria umana.
    Se hai però diversa documentazione, fammi sapere. Ciao,
    marco

    Ecco la documentazione cui accennavo:
    Subject: [exdeportati torino] RSS: Olocausto tolto dalle scuole in Gran Bretagna?

    la clip da non far circolare è questa, aprite il link qua sotto

    BUGIE DA NON SPEDIRE.ppt

    purtroppo sta girando sempre più in rete una clip che ripropone in modo subdolo e strumentale, ma sofisticato, la notizia che nel Regno Unito “si è abolito l’insegnamento della Shoah nelle scuole perchè “offensivo” nei confronti della popolazione mussulmana che nega l’esistenza della Shoah”.
    Ripropongo il link e la lettera inviata mesi fa da londra da Grazia De Michele e vi invito a NON DIFFONDERE qualora vi arrivasse la clip dal titolo COLTIVIAMO LA MEMORIA, oppure MAI PIU’, che inizia con il testo:
    SEMBRA IMPOSSIBILE: Il Generale Dwight D. Eisenhower ecc..

    per favore riversate a chi ve la invia,
    PURTROPPO IN BUONA FEDE,
    il link di smentita,
    http://news.bbc.co.uk/1/hi/education/6563429.stm

    CERCHIAMO DI FERMARE QUESTO USO MISTIFICATORIO
    DELLA PIU’ GRANDE TRAGEDIA EUROPEA DEL XX SECOLO

    Da: Inviato: Martedì 20 maggio 2008, 10:58:12
    Oggetto: UK e Olocausto
    Gentile …,

    le scrivo a proposito della mail con oggetto Ike knew what he was doing. Vivo in Gran Bretagna da circa tre anni e sono saltata dalla sedia quando ho letto che avevano deciso di eliminare l`Olocausto dai programmi scolastici e con quale motivazione poi!
    Le allego il link di un articolo della BBC, che smentisce categoricamente che questo sia accaduto. Io infatti non ne sapevo nulla, nonostante legga i giornali quasi ogni giorno. E, mi creda, una notiza del genere non sarebbe di certo passata inosservata.
    http://news.bbc.co.uk/1/hi/education/6563429.stm

    Date: 29 settembre 2008 18.36
    Oggetto: relativamente a quanto pervenuto alcuni giorni orsono… Paolo
    A: ANED-TORINO+owner@googlegroups.com
    RSS: Olocausto tolto dalle scuole in Gran Bretagna?
    on Il Disinformatico
    Tue, 09 Sep 2008 09:48:00 GMT

    Appello per non dimenticare l’Olocausto
    Sta circolando da qualche settimana una terribile presentazione Powerpoint, di nome Olocausto.pps, che rievoca gli orrori dello sterminio nazista con immagini che non ripubblico direttamente qui. Ne cito soltanto il testo, perché contiene un errore importante, quello che ho evidenziato in grassetto, che ne annacqua l’importanza:
    Sembra impossibile
    Il generale Dwight D. Eisenhower aveva ragione quando ordinò che fossero scattate foto e realizzati documenti filmati. Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa…Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa…
    È una necessità storica ricordarsi che, quando il comandante supremo delle forze alleate, generale Dwight D. Eisenhower, vide le vittime dei campi di concentramento, ordinò che fosse scattato il maggior numero di fotografie e che fossero fatti venire gli abitanti tedeschi delle vicine città per vedere la realtà dei fatti e che fossero costretti a sotterrare i corpi dei morti.
    Il motivo, lui spiegò: “Che si abbia il massimo della documentazione possibile – che si realizzino registrazioni filmate – testimonianze – perché arriverà un giorno in cui qualche idiota si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo”
    “Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male, è che gli uomini buoni non facciano niente” (Edmund Burke)
    Recentemente, il Regno Unito, ha rimosso l’Olocausto dai suoi programmi scolastici perché “offensivo” nei confronti della popolazione mussulmana che afferma che l’Olocausto non è esistito…
    Questo è un presagio spaventoso sulla paura che sta attanagliando il mondo, e quanto facilmente ciascuna nazione si stia adattando
    Sono passati più di 60 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
    Questa mail sta facendo il giro del mondo come una “catena”, in memoria dei 6 milioni di Ebrei, 20 milioni di Russi, 10 milioni di Cristiani e 1900 preti cattolici che sono stati assassinati, massacrati, violentati, bruciati e umiliati, quando Gran Bretagna e Russia guardavano in altre direzioni.
    Adesso come non mai, con l’Iran (tra gli altri) che sostiene che l’Olocausto è un mito, diventa imperativo fare in modo che il mondo non dimentichi.
    L’intenzione è inviare questa mail e che sai letta dal maggior numero di persone in tutto il mondo.
    Aiuta a inviare questa mail, diventa un anello di questa catena, traducila in altre lingue se necessario
    Non cestinarla. Ci vorrà solo un minuto del tuo tempo per inoltrarla.
    Una volta tanto, questa è una catena utile a ricordare uno dei momenti più oscuri dell’umanità; uno di quelli che molti vorrebbero non fosse mai esistito e che anche per questo, oltre che per motivi ancora più patetici, negano sia esistito.
    Ma è importante correggerne un errore, perché diffondere una verità frammista a bugie è inaccettabile e rischia di rendere meno credibile l’intero messaggio. Non è affatto vero che il Regno Unito “ha rimosso l’Olocausto dai suoi programmi scolastici perché “offensivo” nei confronti della popolazione mussulmana che afferma che l’Olocausto non è esistito”.
    Come racconta con dovizia di dettagli l’impagabile Snopes.com, la storia gira da metà aprile 2007 in inglese, e ne esiste anche una versione che la attribuisce all’Università del Kentucky perché qualcuno ha confuso la sigla UK di United Kingdom con quella della University of Kentucky. L’università ha dovuto pubblicare una smentita.
    La versione riguardante il Regno Unito è fasulla perché in realtà l’Olocausto fa parte eccome dei programmi scolastici britannici. L’equivoco è nato probabilmente perché qualcuno ha interpretato male la segnalazione


    l’A.N.E.D. è un’associazione senza fini di lucro
    che riunisce i superstiti dei Campi di sterminio e i familiari dei Caduti,
    senza distinzione di fede religiosa o di convinzione politica.
    mail: aned.torino@gmail.com http://www.deportati.it
    casella mail curata da Primarosa,
    primarosa_pia@yahoo.it
    figlia del superstite Natale Pia (tel.0141953622) kz 115658 Mauthausen -Gusen
    e nipote di Vittorio Benzi kz 115373 morto di fame e fatica a Gusen a 17 anni,
    Biagio Benzi kz 43493 Flossenbürg
    e Giovanni Benzi, kz 7332 Bolzano,
    tutti partigiani vittime del rastrellamento nella zona di Nizza Monferrato del 3 dicembre 1944.
    Si stima che in Italia i deportati per ragioni razziali siano stati 7500, quelli per ragioni politiche 35000.

    Cette semaine en Angleterre tous les programmes relatifs à la commémoration de la Shoah ont été retirés de certains établissements scolaires, avec pour motif que cela “heurte” la population musulmane, qui renie l’existence de la Shoah.
    C’est le signe de l’approche d’une catastrophe qui progressivement s’organise dans le monde, un témoignage du laisser-aller des pays s’y soumettant.
    60 ans se sont écoulés depuis la fin de la deuxième guerre mondiale en Europe.
    Ce mail est envoyé dans le but de former une chaîne du souvenir et en mémoire des
    6 millions de juifs,
    20 millions de russes,
    10 millions de chrétiens,
    1900 prêtres catholiques,
    aux tziganes,
    aux homosexuels qui ont été tués, violés, incinérés, humiliés et sont morts de faim par ceux qui cherchaient un “autre chemin” !
    Aujourd’hui, plus que jamais, avec les efforts de l’Iran et d’autres pays ayant déclaré que la Shoah était une “légende”, il est impératif de tout faire pour que le monde n’oublie jamais.
    Ce mail doit parvenir à au moins 40 millions de personnes dans le monde.
    Joignez-vous à nous et prenez part dans la chaîne du souvenir, aidez à sa diffusion dans le monde entier.
    SVP envoyez ce mail à 10 personnes que vous connaissez et demandez-leur de continuer cette chaîne, n’effacez pas ce message ! Cela ne prendra qu’une minute pour le faire suivre.
    Merci.

  2. Caro Marco
    ho verificato ed aggiornato con smentita da fonte autorevole (linkabile). Ti ringrazio per il tuo commento approfondito e colmo di riferimenti utili per successivi percorsi. Sto coordinando il SIII 2011 (Seminario Interuniversitario Interfacoltà Interdisciplinare) che verte quest’anno sui “Beni Comuni” declinati, al solito, in modo affatto scontato: personalmente organizzerò un panel dal titolo “Memoria e patrimonializzazione della memoria storica come bene comune”. Mi auguro che vorrai essere presente (se non sarai in Congo o a caccia di qualche sperduta comunità ebraica nel deserto del Gobi).
    Grata
    Fiam

    • Dimmi le date. Certamente verrò al SIII, almeno a qualche incontro. Di volta in volta ti dirò in quale angolo del mondo mi troverò, se a cercare partigiani, o comunità ebraiche in Manciuria, in India, o alla ricerca di cristiani sionisti herzliani.
      Un abbraccio,
      marco

      • In linea di massima si articolerà in 6 incontri:
        SIII 2011 (programmazione provvisoria) BENI COMUNI / COMMONS
        (1) Martedì 05.04.2011 APERTURA UFFICIALE
        (2) Martedì 12.04.2011
        (3) Martedì 03.05.2011
        (4) Mercoledì 12.05.2011
        (5) Giovedì 13.05.2011 pomeriggio
        (6) data da definirsi TAVOLA ROTONDA FINALE
        … certo che ci intercetteremo, come diceva “quello” «Im tirzun ein lo hagadà» 😉 !
        PS. ricordami che ti metto in contatto con un amico che ha fatto belle foto della più antica sinagoga in Tunisia

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