Operation Odyssey Dawn… un viaggio verso dove? (dal 19.03.2011)

DI COME ULISSE NON POSSA PERMETTERSI VUOTI DI MEMORIA
In principio era Sarkozy che “rubando la scena” – nelle parole del Gen. Tricarico (ex-CdSM dell’esercito Italiano) ospite del Tg3 questa notte –  a conclusione del vertice di 22 rappresentanti mondiali a Parigi, apre le danze dando corso pratico alla II UN SC resolution (1973), con una operazione “congiunta” e “coordinata” della coalizione costituita da Francia , USA, UK, Canada, Italia, con l’appoggio della Lega araba, mentre l’Unione africana apparentemente si defila e – a margine di quanto espresso dal Peace and Security Council il 10 marzo scorso ad Addis Ababa – organizza in contemporanea all’incontro internazionale dei 22,  un vertice ad alto livello tra Mauritania, Mali, Sudafrica e Uganda a Nouakchott,  per assumere in un secondo tempo il ruolo di mediatore.

A nord di questo emisfero segue una reazione “bizzarra” (Tricarico again), fuori dagli schemi comuni delle operazioni Nato (ma non è Nato, non è Europa… Cos’è? E’ caos o è tutt’uno?) nell’informazione e/o nella concertazione bellica. Prima dell'”Alba” della partenza di Ulisse, soffia infatti “l’Harmattan”: scatta l’operazione Harmattan dei Mirage2000D Rafale francesi, e Ulisse parte da solo, senza aspettare copertura.

Una interessante descrizione dell’operazione, nel suo primo giorno, la fornisce l’esperto David Cenciotti, confermando i sospetti di un inizio delle operazioni, contestuale al vertice internazionale. Questo eccesso di zelo francese può essere giudicato “inusuale”, da parte di chi non conosca a fondo i trascorsi francesi nell’area e di chi tenda a dimenticare le operazioni francesi in Libya e Chad. La lunga guerra civile chadiana vide confrontarsi le forze aeree e di terra di Francia e Libya per un decennio (dal 1978 all’87), infatti: quali gli interessi? Non tanto l’accaparramento della striscia d’Aouzou, di punto interesse strategico, ma sicuramente l’espansione ambita da Gheddafi verso l’Africa centro-orientale, fu molla di allora cui si contrappose la speranza francese di ricacciare Gheddafi talmente a nord, talmente a nord da fargli lavar i panni in Mediterraneo e guardarlo nuotare da stabilimenti Total-Elf. Nè si capisce a sufficienza la reazione di Stati Uniti apparentemente non interventisti, lanciatisi o per reazione condizionata o raptous in una mischia non diretta da loro, se non si consideri la competizione franco-americana sul continente africano per un buon tratto della guerra fredda… un discorso sospeso. Basta guardare la successione degli eventi attraverso i media italiani e lo strano sgocciolamento delle notizie, certo confuso dall’opposizione interna e dal caos in cui la nostra situazione politica trasforma ogni singolo atto sul fronte internazionale: h. 20:30 – la Rai ci racconta che noi italiani faremo la nostra parte, a dispetto della cautela di Bossi e la valanga di immigrati che questo teme, e trasmette le parole del Min. della Difesa La Russa che non intende “cedere le chiavi di casa” perchè gli amici usino del suo appartamento senza controllo e moderazione; d’altro canto gli Stati Uniti non interverranno, così come la Germania.
h. 20:45 – Passa il tempo di uno zapping sul canale 48, Rai News – nemmeno troppo distante dal diritto di canone – ed ecco che Africom avrebbe preso in mano la situazione, coordinando da Stoccarda (Germania) un  bombardamento della contraerea libica con 110 Tomahawk. 
Mentre questa mattina apprendiamo di velivoli che approderebbero dalla Danimarca se non dalla Finlandia nelle nostre basi e che anche l’Australia si sta preparando… molte chiavi di quell’appartamento sono in giro, Ministro La Russa.

Frattanto, nella chat di Mo (Mohammed Nabbous) su “Libya Alhurra“, canale di video-streaming che s’appoggia al satellite per evitare gli oscuramenti di regime e che continua nonostante il suo ideatore sia stato ucciso il mattino del 19 Marzo, emerge che la tv cubana starebbe usando delle fotografie e dei video dei cadaveri dei ribelli di Bengasi per attribuirli ai bombardamenti dei “crociati”.

Fino a sera, Canada e Italia sono pronte, ma non agiscono. Capisco il discorso di La Russa, cui prudono le mani e s’attizza l’occhietto mefistofelico – conosco bene l’imprudenza che nasce dai vuoti di memoria (reali o “opportuni”) -, tuttavia, sorprende lo sbilanciamento di Napolitano, anche se non entra spedificatamente nel merito della qualità del nostro intervento. L’ho visto ieri sera via satellite: senza sosta la tv nazionale libica sta proiettando “IL LEONE DEL DESERTO”, il film che ancora non circola liberamente in Italia, ma che è un atto d’accusa verso le nostre colpe di colonizzatori, mentre nella censura, a casa nostra, perdura una vergogna che non si è trasformata in riscatto: non certo nell’accordo appena rinfrescato (siglato il 17 marzo) tra ENI e governo libico.

Possiamo… dobbiamo prepararci altrimenti, per un aiuto alla società civile. Presto “vi posto” il progetto, perchè il racconto di Mo, nelle ore precedenti la sua morte, lo potete vedere tutti e si chiedeva, esasperato: “DOV’E’, MA DOV’E’ AL-JAZEERA?”, invocando un mondo che entrasse nella notizia che lui cercava di far uscire.
Guardate Mo e il coraggio di quel ragazzo, poche ore dopo che queste immagini han fatto il giro del mondo, è morto con colpi di cecchino alla testa…:  fermi non si può mica stare, ma certo non si possono prendere le armi e andare ad uccidere quanti vengono costretti dal dittatore a prendere le armi per farsene scudo contro il “crociato”. Non abbiamo meritato una definizione migliore, non l’abbiamo decostruita rafforzando legami culturali ma solo interessi… sempre e solo interessi economici, a dispetto della gente.

Per la risoluzione ONU che impone sanzioni alla Libya (1970) v. www.un.org/sc/committees/1970/

Per una specie di televideo italico sulla guerra clicca qui.

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