Un po’ di buon senso nel risucchio iperliberista?

Resto col fiato sospeso: se è vero che la via iperliberista sia lo scivolo in cui ci ha convogliati il “capitalismo parassitario” [Z. Bauman, 2009] e il governo Monti sembri venuto a versarci su olio in abbondanza, nulla mi piegherà al sorriso, ma confesso una smorfia che gli somiglia, per certe disposizioni trattenute al varo del decreto sulle semplificazioni dal Consiglio dei ministri del Governo Monti, ispirato ufficialmente da tre obiettivi: 1. semplificazioni per i cittadini; 2. deburocratizzazione delle imprese, di infrastrutture e di trasporti; 3. semplificazioni per pubbliche amministrazioni, università e ricerca. Scuserete se svolazzo tra realtà e l’isola di Utòpia che sempre fa il periplo della mia capoccia.
Sin dall’articolo sul Corriere/Economia girato in Rete29Aprile, ci sollevava l’idea che il decreto Gelmini – che non fa che incassare martellate d’arresto da parte della Consiglio di Stato (prima sulle abilitazioni, ora sul dottorato) – che il Profumo diceva “intoccabile” – ora riceva una serie di cesellate niente male sebbene contrasti con Statuti e Regolamenti universitari varati da poco, con prevedibili impasse. 

Oltre al blocco dei finanziamenti pubblici per le università telematiche (ih ih) si diceva: “Un’altra novità importante riguarda i ricercatori di tutte le università: ai ricercatori a tempo indeterminato non potranno più essere affidati «compito di tutorato e didattica integrativa». Dovranno fare ricerca, mentre fino ad oggi erano spesso utilizzati per alleggerire il carico di lavoro dei professori.” Ovvero un ricercatore a tempo indeterminato potrebbe scegliere liberamente di essere affidatario di corsi o moduli curricolari retribuiti ai sensi dell’art. 6 comma 4 della Legge 240/2010, o limitarsi a fare ricerca a tempo pieno, ma comunque non può tamponare il lavoro per cui altri vengono pagati (anche se i laboratori nelle discipline scientifiche i ricercatori dovrebbero ben farli). In Utòpia potrebbe funzionare (pur restando, a mio avviso, l’insegnamento lo stimolo alla ricerca) ma laddove copriamo il maggior carico di ore di insegnamento per corsi di laurea al momento la vedo una soluzione che va dosata, certo, anche per stimolare un riequilibrio nella redistribuzione dei corsi e delle ore (ora redistribuite per garantire agli Associati e agli Oridnari quel minimo di 80/100 ore a seconda dei regolamenti).
Ancora non si è deciso in merito alla scellerata ipotesi di negare valore alla laurea nei concorsi pubblici [è solo rimandata: in attesa della “consultazione pubblica sul tema” in base a un documento che verrà scritto dal ministro Profumo: eventualmente clicca qui per aderire, se d’accordo, all’appello della Rete 29 Aprile]. 
Insomma, nell’insieme i provvedimenti mirerebbero a semplificare i rapporti tra cittadinanza e pubblica amministrazione (PA), a migliorare la competività dell’economia attraverso il miglioramento della produttività (ma che la cosa possa farsi solo a suon di privatizzazioni dubito, specie avendo visto fallire le sperimentazioni precedenti), in linea con le pressioni della Commissione europea.
Novità in arrivo per la riduzione della cartaccia: i cambi di residenza, che riguardano 1,4 milioni di cittadini e famiglie all’anno  “si verificheranno all’atto della dichiarazione”, afferma il min. della PA, Patroni Griffi: controlli e sanzioni “in caso di dichiarazioni sbagliate” verranno eseguiti in seguito. Altra boccata d’aria per la foresta amazzonica con l’eliminazione dei quintali di documenti relativi alla protezione dati personali, con cui si punta a risparmiare 325 milioni di euro l’anno. Mentre per l’agenda digitale, si prevede una “cabina di regia” (lo so, spaventano anche me, ma metti che ci mettano una commissione partecipata fra reti di associazioni dei consumatori e amministrativi?) secondo il sottosegretario allo Sviluppo economico, De Vincenti, pur se ad uno stadio puberale, verrà affrontata tra investimenti per la banda larga, strategie per la sua diffusione e investimenti per la formazione di cittadini e quadri PA all’uso della banda larga.
Infine, altra cosa interessante per Utòpia, dalle norme in materia di semplificazione negli appalti. Finalizzata a risparmiare oltre 140 milioni di euro l’anno per le imprese, è previsto l’utilizzo di una banca dati, semplificando la partecipazione alle gare di appalto. Non si può che felicitarsi per l’alleggerimento burocratico e sperare che – per la proprietà transitiva che vige nel buon senso – se un’impresa che, fino a ora, prendendo parte a 100 gare, doveva presentare 100 volte la stessa documentazione, ora possa limitarsi a caricare la propria documentazione nel DB, altrettanto possano fare i candidati a concorsi (e, se universitari, mettendo on-line le loro pubblicazioni in una banca dati del Ministero consultabili dai dipartimenti che vogliano procurarsi ricercatori/docenti specializzati in un determinato settore) e coloro che cercano un lavoro… non credete? Concentrando la documentazione delle imprese in un fascicolo presso la banca dati dell’ “Autorità”, saranno direttamente le stazioni appaltanti a consultare quel fascicolo che sarà cura delle imprese aggiornare… ma sarebbe anche bene che l’Autorità verificasse dato che se noi siamo responsabili di ciò che permettiamo che altri pubblichino nei nostri blog, vieppiù lo è un’ “Autorità” che ha la A maiuscola perchè la paghiamo noi quale autoritas autoritatis!
Ultima cosa degna di nota è l’impegno a far sì che ogni anno amministrazioni e governo siano in grado di capire quanti oneri siano stati introdotti in un determinato settore e quanti ne siano stati eliminati…”in modo che il saldo sia zero o inferiore”. A questo ho strabuzzato pure gli occhi: Utòpia è dunque scesa sulla terra? cito:

Se i costi saranno superiori a quelli che sono stati eliminati “scatterà una delega regolamentare del governo, per la riduzione di oneri afferenti a quel settore in modo da riportare il saldo zero”.

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