UNIVERSITA’ “BENE COMUNE”?

27 Aprile 2013

Visto il totoministri? Interessanti  le note biografiche. I burattinai li conosciamo e non son cambiati; Alfano, Quagliariello e D’Alia francamente in quelle posizioni mi spaventano. Ci sono delle interessanti intuizioni, tuttavia. Cécile, per esempio e poi il premio alla Carrozza, sulla quale ho qualche perplessità, ma son convinta che… o adesso o mai più.

Sono sempre stata “di sinistra”, ma questo non mi ha impedito, nel recente contenzioso sulla riforma Gelmini, di vedere il PD per ciò che è e di assumermi responsabilmente le conseguenze del voto recente.

Ho partecipato al Forum del PD per l’università e la ricerca, nel 2010, da un primo incontro di PD110 presso la Sala Montanelli a Milano e poi, al pomeriggio, in una sede sindacale a Milano e poi ancora al Politecnico e infine a Roma, da dove me ne sono andata sbattendo la… tenda (la porta non c’era). Continua a leggere

Sostengo la povertà / Creo povertà: lo Stato che non vogliamo

A poco meno di un anno da quanto scrissi in occasione del più chiaro profilarsi dell’ “agenda Monti” eccomi confortata dall’ennesimo richiamo a più assennate politiche degli Stati dell’Unione Europea, da Pulic Service Europe (26 Aprile 2013):

Discredited austerity policies remain in place 26 April 2013

Despite the overwhelming weight of evidence, both empirical and theoretical, many politicians continue to purse deficit reduction and public service cuts as if there is no alternative – says think-tank
Will European governments reverse the austerity course that has done so much to damage their already enfeebled economies? With the revelation of mathematical errors in the work of two Harvard economists – Carmen Reinhart and Ken Rogoff – who had claimed to show that economic growth falls off a cliff once a country’s ratio of debt to gross domestic product reaches 90 per cent, another of the intellectual underpinnings for the current strategy has been swept away. Continua a leggere

La rimonta delle spese militari… nella crisi… per la crisi

Ho spesso denunciato la dipendenza dell’Africa nel quadro della gestione della sicurezza globale orchestrata dagli Stati Uniti, con l’ “operazione Africom“, ma, dopo l’affaire degli F-35, da più parti rivelatasi un’operazione economica fallimentare (Presadiretta al link), pure quanto segue ci è stato sottaciuto.

Della nostra dipendenza non si parla mai abbastanza.

lunedì 15 aprile 2013 23:17 (da Globalist.it)

L’Italia in crisi non rinuncia al drone killer

Dev’essere il fascino del mostro. Ne abbiamo scritto la scorsa settimana ricevendo richieste di altre informazioni. Aggiornamento sui Droni assassini. [Ennio Remondino] Continua a leggere

Quando il nero si tinge di giallo: gli interessi cinesi in Africa

Farfalle e trincee

Scritto per Asia Blog

In Africa si trova il 99% del cromo presente sul pianeta, l’85% del platino, il 68% del cobalto, il 54% dell’oro, altri minerali presiozi e ingenti riserve di petrolio. La Cina ha necessità di materie prime per sostenere il volano della sua crescita economica, ed è quindi ovvio che vi veda un continente dove investire.

 E che la Cina in Africa investa è un dato di fatto, dato che il volume totale delle transazioni commerciali sino-africane è passato dai 10 bilioni di dollari nel 2000 ai quasi 200 bilioni annui odierni. Una conferma di ciò può essere trovata nel fatto che il primo viaggio diplomatico del neo-presidente Xi Jinping abbia avuto come meta proprio il continente africano, e ciò segue il prestito di 20 bilioni di dollari che il presidente precedente, Hu Jintao, concesse ai paesi africani…

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Extraordinary renditions, again… assolti i pezzi grossi: ma Kassim?

Riporto una notizia come è apparsa su il Corriere della sera online e di seguito come è apparsa su Lettera 43 (accedendo direttamente alla pagina accedete anche ai link a notizie correlate che rendono possibile, a differenza della maggior parte delle testate nazionali finanziate dal Governo, di ricostruire il percorso storico della vicenda)

La decisione del Quirinale

Napolitano grazia Joseph Romano , il colonnello Usa che rapì  Abu Omar

Nel 2005 partecipò al sequestro dell’imam di Milano (questa la notizia ufficiale… ma non fu nel 2003? I soliti giornalai improvvisati, e poi date torto a Grillo!)
Un atto che premia la nuova linea di Obama sulla sicurezza

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha concesso la grazia al colonnello dell’Air Force Usa Joseph Romano, in relazione alla condanna a cinque anni inflitta con sentenza della Corte d’Appello di Milano del 15 dicembre 2010, divenuta irrevocabile il 19 settembre 2012 , nell’ambito del rapimento dell’imam egiziano Abu Omar nel 2003; l’estremista islamico che era stato prelevato illegalmente e poi portato nel suo Paese, dove sarebbe stato sottoposto a torture e sevizie. Romano era stato condannato insieme ad altri 22 militari americani, ma nessuno di loro ha mai scontato effettivamente la pena, perché in contumacia. Continua a leggere