Extraordinary renditions, again… assolti i pezzi grossi: ma Kassim?

Riporto una notizia come è apparsa su il Corriere della sera online e di seguito come è apparsa su Lettera 43 (accedendo direttamente alla pagina accedete anche ai link a notizie correlate che rendono possibile, a differenza della maggior parte delle testate nazionali finanziate dal Governo, di ricostruire il percorso storico della vicenda)

La decisione del Quirinale

Napolitano grazia Joseph Romano , il colonnello Usa che rapì  Abu Omar

Nel 2005 partecipò al sequestro dell’imam di Milano (questa la notizia ufficiale… ma non fu nel 2003? I soliti giornalai improvvisati, e poi date torto a Grillo!)
Un atto che premia la nuova linea di Obama sulla sicurezza

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha concesso la grazia al colonnello dell’Air Force Usa Joseph Romano, in relazione alla condanna a cinque anni inflitta con sentenza della Corte d’Appello di Milano del 15 dicembre 2010, divenuta irrevocabile il 19 settembre 2012 , nell’ambito del rapimento dell’imam egiziano Abu Omar nel 2003; l’estremista islamico che era stato prelevato illegalmente e poi portato nel suo Paese, dove sarebbe stato sottoposto a torture e sevizie. Romano era stato condannato insieme ad altri 22 militari americani, ma nessuno di loro ha mai scontato effettivamente la pena, perché in contumacia.

LA NOTA DEL COLLE LA REAZIONE DEGLI USA-  A fondamento della concessione della grazia, il Capo dello Stato ha tenuto conto del fatto che «il Presidente Usa Barack Obama, subito dopo la sua elezione, ha posto fine a un approccio alle sfide della sicurezza nazionale, legato ad un preciso e tragico momento storico e concretatosi in pratiche ritenute dall’Italia e dalla Unione Europea non compatibili con i principi fondamentali di uno Stato di diritto». La decisione è stata salutata con soddisfazione da Washington. «L’ambasciata degli Stati Uniti», a Roma, «ha accolto calorosamente e con favore la decisione del presidente Giorgio Napolitano di graziare il colonnello Joseph L. Romano e apprezza lo spirito di amicizia italo-americana in cui», ciò, «è avvenuto».

Redazione Online de Il corriere della Sera 5 aprile 2013 (modifica il 6 aprile 2013)

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GIUSTIZIA

Abu Omar, Napolitano grazia Romano

Cancellata la pena al colonnello Usa sul sequestro dell’imam. Il ringraziamento degli Stati Uniti.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.(© Ansa) Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Giorgio Napolitano ha concesso la grazia al colonnello dell’Air Force One Joseph Romano sul caso del rapimento dell’imam egiziano Abu Omar in merito alla pena di reclusione e alle pene accessorie inflitta con sentenza della Corte d’Appello di Milano del 15 dicembre 2010, divenuta irrevocabile il 19 settembre 2012. PRINCIPIO ISPIRATO AI MARÒ. Con la grazia il presidente della Repubblica ha inteso dare «soluzione a una vicenda considerata dagli Stati Uniti senza precedenti» e ovviare «a una situazione di evidente delicatezza sotto il profilo delle relazioni bilaterali con un Paese amico». Ma a quanto di è appreso da fonti del Quirinale, il presidente della Repubblica si è ispirato «allo stesso principio che si cerca di far valere per i nostri due marò in India», il cui caso si fa ogni giorno più intricato e che è finito sotto la lente dell’Agenzia nazionale di investigazione (Nia), finora occupatasi esclusivamente di casi di terrorismo. «A fondamento della concessione della grazia, il Capo dello Stato ha tenuto conto del fatto che il presidente Usa Barack Obama, subito dopo la sua elezione, ha posto fine a un approccio alle sfide della sicurezza nazionale, legato ad un preciso e tragico momento storico e concretatosi in pratiche ritenute dall’Italia e dalla Unione Europea non compatibili con i principi fondamentali di uno Stato di diritto». IL PLAUSO DELL’AMBASCIATA USA. E nella serata di venerdì 5 aprile un plauso sul caso è giunto dall’ambasciata americana, che in una nota ha riferito di accogliere «con estremo favore la decisione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di concedere la grazia al colonnello Joseph L. Romano» e di apprezzare «il contesto di amicizia italo-americana nel quale è maturata». ABU OMAR SEQUESTRATO NEL 2003. Abu Omar, ex imam di Milano, venne sequestrato il 17 settembre 2003 da uomini della Cia e trasferito in Egitto. L’operazione fu giustificata come una extraordinary rendition, il sequestro di un sospetto terrorista effettuato al di fuori delle procedure legali. Ne scaturì un’inchiesta condotta dai pm Armando Spataro e Ferdinando Enrico Pomarici che chiamò in causa anche esponenti dei servizi italiani: l’allora direttore del Sismi Niccolò Pollari, il numero due Marco Mancini, e altri uomini del Servizio. CASO PENDENTE. Il caso risulta tuttora pendente davanti alla Corte Costituzionale. La Consulta, il 26 marzo scorso, ha dichiarato ammissibile il ricorso presentato dal governo nei confronti di Cassazione e Corte d’appello di Milano, che ancora una volta ruota attorno al nodo del segreto di Stato. Si è trattato solo del primo via libera tecnico, con cui i giudici hanno stabilito che le parti in causa sono poteri dello Stato. Solo in un secondo momento – probabilmente tra qualche mese – si passerà alla fase di merito. ROMANO FU CONDANNATO CON 22 AGENTI CIA. Il colonnello Joseph Romano, all’epoca del sequestro di Abu Omar era il responsabile statunitense della sicurezza della base di Aviano, dove sostò l’aereo che portò l’ex imam in Germania e da lì in Egitto. Il 19 settembre 2012 la Cassazione lo ha condannato in via definitiva insieme a 22 agenti della Cia, ritenuti responsabili del rapimento: all’ex ‘capocentro’ Robert Seldon Lady sono stati inflitti 9 anni di reclusione e agli altri 7. In quella occasione la Cassazione condannò per favoreggiamento anche due ex funzionari del Sismi, e rinviò ad un altro processo in Corte d’appello gli ex vertici del Servizio segreto militare Nicolò Pollari e Marco Mancini, poi condannati a 10 e 9 anni di reclusione, mentre altri tre 007 italiani sono stati condannati a sei anni. Sempre la Corte d’appello milanese, in un processo stralcio, a febbraio ha ribaltato la sentenza di primo grado per l’ex capo della Cia in Italia e per altri due ex agenti Usa: Jeff Castelli è stato condannato a 7 anni, a 6 anni gli altri due. I tre erano stati prosciolti dal Tribunale per immunità diplomatica. La posizione di Romano, l’unico militare del Pentagono e Nato tra gli americani condannati, è sempre stata molto al cuore all’amministrazione Usa, che in occasione della prima condanna espresse «disappunto», sostenendo che i tribunali italiani non avessero alcuna giurisdizione su di lui. La cassazione – respingendo la tesi di Romano che sosteneva di godere di immunità – ha però stabilito che «legittimamente» i carabinieri svolsero le indagini sul rapimento di Abu Omar anche nella base Nato di Aviano, in quanto la base, e gli uffici «ivi allocati», non godono «di extraterritorialità ed immunità dalla giurisdizione penale per fatti rientranti nella giurisdizione italiana».

Pollari: «In Italia chi fa il suo dovere viene perseguito»

Niccolò Pollari.Niccolò Pollari.

E proprio nel giorno della grazia concessa a Romano i giudici della Corte d’Appello hanno reso note le motivazioni alla sentenza di dura condanna a 10 anni di reclusione inflitta all’ex direttore del Sismi, Nicolò Pollari, per il rapimento dell’ex imam. L’uomo che era a capo del servizio segreto militare e che avrebbe dovuto «tutelare la sovranità del nostro Paese» permise, invece, «che venisse concretizzata una grave violazione della sovranità nazionale», dando «appoggio» alla Cia nel sequestro a Milano di una persona che aveva lo «status di rifugiato politico» e che, quindi, dall’Italia aveva avuto «garanzie di tutela». La grazia concessa a Romano stride con gli amari commenti sulla giustizia italiana rilasciati da Pollari. «In Italia chi fa il suo dovere viene perseguito. Chi osserva la legge viene condannato: ma qualcuno si sta dando carico di questo problema? Io credo che nelle sedi proprie si debba molto riflettere, perché qui stiamo scherzano con la democrazia», ha detto. «CONDANNATO UN INNOCENTE». «È stato condannato un innocente», ha ribadito. «Leggo dalle motivazioni di essere stato condannato perché mi viene imputato un comportamento che è invece diametralmente opposto a quello tenuto nell’esercizio delle mie funzioni: non solo sono estraneo a questa vicenda, ma ho impedito che il Sismi da me diretto potesse anche semplicemente immaginare ipotesi del genere. Sono stato condannato di fronte ad una verità processuale opposta alla realtà dei fatti e ciò non sono solo io ad affermarlo ma lo hanno detto, ribadito, confermato, tre presidenti del Consiglio appartenenti a tre compagini diverse. Tutti gli attori istituzionali a conoscenza dei fatti sanno come sono andate le cose, non c’é solo la mia parola. Dicano loro se sono colpevole o innocente». Non solo. Secondo Pollari la prova della sua innocenza è «documentale», essendo contenuta nei vari atti «coperti da segreto di Stato: non è colpa mia se tre governi mi hanno ordinato di non utilizzare quegli atti e di non propagarne il contenuto. Io ho solo osservato la legge, ho rispettato quello che è un obbligo sanzionato penalmente, ma a quanto pare oggi ciò in Italia non serve. Sono incredulo. Cosa mi si rimprovera?».

Venerdì, 05 Aprile 2013

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E’ notizia del 15 dicembre 2010: Assolti Pollari e Mancini all’Appello sul caso del rapimento dell’Imam Abu Omar

La Corte d’appello di Milano ha prosciolto l’ex direttore del Sismi, Nicolò Pollari, e l’ex numero due del servizio segreto, Marco Mancini, imputati per il sequestro dell’ex imam Abu Omar. I giudici, confermando la sentenza di primo grado, hanno quindi anche loro dichiarato non giudicabili gli imputati per l’esistenza del segreto di Stato. Prosciolti anche gli altri tre agenti del Sismi sono stati prosciolti. A Pio Pompa e Luciano Seno, accusati solo di favoreggiamento, la pena è stata ridotta da tre anni a due anni e otto mesi.

Pollari: “Sono molto soddisfatto”
Attraverso il suo legale, Nicola Madia, l’ex direttore del Sismi ha fatto sapere di essere “molto soddisfatto” per la conferma della sentenza d’appello di non doversi procedere per segreto di Stato. Agli agenti della Cia, ai quali sono state revocate le attenuanti generiche, sono stati inflitti sette anni di reclusione invece dei cinque del primo grado; la pena più severa è spettata all’ex capocentro della Cia di Milano, Robert Seldon Lady, che è stato punito con nove anni di carcere.

Restano coinvolgimenti diretti nel nostro paese circa le pratiche di extraordinary renditions che in diverso modo, han portato funzionari di questo paese a favorire l’operato degli Stati Uniti nel periodo delle guerre in Irak e Afghanistan.

Un tuffo in ARCHIVIO:

Lettera da me inviata a la Repubblica 22/03/2009 e mai pubblicata

Ieri sera, ospite a “Che tempo che fa”, nel presentare il libro di suo padre sulla tortura, il Direttore del TG3, Antonio Di Bella, citava come se avesse sentito per la prima volta dal rapporto (correggo, non “di Obama”, ma presentato dalla CIA a) Obama del fenomeno dell’extraordinary rendition: quella pratica della CIA che permette di rapire, imbavagliare e trasferire con voli transnazionali, o verso gli USA o da un paese loro alleato a un altro, presunti terroristi. Davvero straordinario che il Direttore di un TG e per di più appartenente alla rete televisiva che più d’ogni altra si fregia di occuparsi dell’attualità estera, non sappia del rapimento di Abu Omar del 2003! Ma forse è giustificato, dato che la recente condanna dei nostri magistrati impegnati nelle indagini per rivelazione del Segreto di Stato e la susseguente trasformazione del caso nella classica bolla di sapone non ha sollevato che qualche pigolio di protesta, rigorosamente “carsica”, così com’è l’informazione che circola su internet… ma che, quantomeno, circola! Ma forse non sa nemmeno di Abu Elkassim Britel, cittadino italiano, dal 2001 nelle prigioni marocchine: altro inferno in cui un cittadino italiano è tuttora lasciato solo, in ragione della connivenza del Governo con queste pratiche vergognose, ma, quel che è peggio, della stampa ? che, pure, continua a sbandierare la sua mission di informare la cittadinanza -. Aspettiamo pazienti illudendoci che Leon Panetta, nuovo Direttore della CIA, da bravo “spadaccino” di Obama, faccia giustizia e, intanto, lasciamo la cittadinanza italiana rigorosamente all’oscuro? Di Bella confermava ieri a Fazio di ricevere quotidiane telefonate dai politici a correzione delle notizie da somministrarci. Ci dica, Di Bella, chi Le telefona per impedire di informare la cittadinanza di queste pratiche? Chi circa l’incresciosa questione “Africom”: il comando del Pentagono che dirige operazioni militari USA in Africa e che sarà trasferito tra Sigonella, Ederle e Dal Molin (nessuno si chiede perchè tanta fretta nel voler realizzare quella base?) per un accordo accolto da Frattini e mai discusso in Parlamento, dopo che tutti gli stati africani e mezza Europa l’han rifiutato? O non ne sa niente? Si faccia un giro in «rete» prima che diventi Segreto di Stato pure quello o, dato che settimana scorsa è passato al Senato l’emendamento D’Alia al “pacchetto sicurezza”, prima che sopraggiunga l’oscuramento dei siti che “istighino alla disobbedienza allo Stato”. Venga a visitare http://conoscereperdecidere.weebly.com. Si sa, a volte sapere implica pensare, talvolta addirittura ribellarsi e persino disobbedire.
Dov’è la coscienza in tutto questo, Le chiedo. Domandi a Suo padre perchè quella non La torturi!
CF

Extraordinary Renditions… i “cattivissimi” giudici di Milano fanno giustizia

mi chiedo tuttavia se riusciremo, sulla scorta di questa vicenda, a rendere la libertà a Abu Elkassim Britel (v. http://www.giustiziaperkassim.net/).La questione va ben al di là dell’imprigionamento di un cittadino italiano di origine marocchina e d’una pratica lesiva dei diritti umani da parte della CIA:  circola voce che sulla scorta del nostro debito per la liberazione maturato nei confronti delgi USA nella Seconda Guerra Mondiale, siamo tenuti ad accettare l’imperio militare degli Stati Uniti, fino almeno al 2015 (ma su questa data vi è pure una gara a chi la spara più grossa… io ho fatto una media): di qui la crisi di Sigonella e la disobbedienza di Craxi nel 1985, l’incidente del Cermis del febbraio 1999, le tensioni sul caso Calipari, Africom… nessuno vuol fare l’anti-americano, ma ogni volta che abbiamo tentato di sfuggire a tale rapporto servile si son create tensioni: e infatti…

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6/11/2009 Da La Stampa

Washington-Roma rapporti faticosi

MARIO CALABRESI

La sentenza del tribunale di Milano che condanna 22 agenti della Cia per il rapimento di un imam radicale egiziano non ha precedenti nel mondo ed è vista con apprensione a Washington perché riapre uno dei capitoli più temuti e spinosi per la nuova Casa Bianca di Barack Obama. La Digos di Milano e il procuratore Armando Spataro hanno visto riconosciuta la bontà della loro indagine, che nonostante notevoli impedimenti e un clima ostile è riuscita a dimostrare come ha agito sul nostro territorio il più famoso e potente servizio segreto del pianeta.

Il loro lavoro dimostra – anche se gli americani continuano a negarlo – che è possibile ricostruire nel dettaglio i comportamenti illegali dell’amministrazione guidata da Bush e Cheney e che è possibile anche portarli davanti ad un giudice per chiedere che si pronunci sulla liceità di azioni che ledono diritti civili basilari.

Obama ha sempre denunciato queste violazioni e durante tutta la campagna elettorale ha promesso che avrebbe messo fine all’uso della tortura negli interrogatori, così come avrebbe chiuso il carcere speciale di Guantanamo e le prigioni segrete della Cia, anche se ha lasciato aperta la possibilità (inventata da Bill Clinton) di fare extraordinary rendition, ovvero rapire e trasferire sospetti terroristi come Abu Omar. Seppur con dei ritardi e non senza confusione il nuovo Presidente americano sta mantenendo la sua parola sulle torture e le carceri. Ma una cosa ha deciso di non fare: indagare sul passato.

L’America si impegna a non violare più i diritti civili in nome della sicurezza ma, sempre in nome di questa, non processerà chi lo ha fatto in passato. Obama non può permettersi di tenere la Cia sul banco degli imputati per anni mentre sono in corso ancora due guerre, il terrorismo islamico non è battuto e l’Iran lavora per diventare una potenza nucleare. E non intende mettere sotto accusa Bush e Cheney: ci penserà la storia – è il suo ragionamento – e io voglio usare il mio mandato per costruire l’America del futuro, per cambiarla e non passare il mio tempo con la testa rivolta all’indietro, mettendo al centro della scena ancora la coppia repubblicana. La sentenza di Milano rischia però di riaccendere i malumori dei liberal e della sinistra democratica, che mal avevano digerito questa scelta del Presidente, e potrebbe costituire un precedente per indagini e processi in altri Paesi europei.

Questo non significa che la magistratura milanese avrebbe dovuto farsi carico di opportunità diplomatiche e agire diversamente: di fronte ad un’ipotesi di reato di questa gravità era tenuta a procedere come ha fatto. Ma dobbiamo sapere che questo avrà inevitabilmente e ha già, come vedremo, delle ripercussioni nelle relazioni tra i due Paesi. Il comportamento della politica italiana, agli occhi degli Stati Uniti, è stato confuso e ingiusto, tanto che con il segreto di Stato si sono salvati gli uomini dei servizi italiani ma non quelli americani. «Non abbiamo mai agito illegalmente in Italia e ne abbiamo sempre rispettato la sovranità», ripetono da anni al Dipartimento di Stato e questo significa una sola cosa: la Cia si muoveva all’interno di un quadro concordato, nell’ambito della lotta al terrorismo, con il governo guidato da Silvio Berlusconi. Il fatto che anche l’esecutivo Prodi, con Arturo Parisi ministro della Difesa, abbia opposto il segreto di Stato non ha fatto che confermare come ci fosse un’intesa politico-diplomatica dietro tutto ciò. Ma a fare chiarezza fino a questo livello il tribunale milanese non è potuto arrivare.

I rapporti tra Stati Uniti ed Italia sono già resi faticosi dalla nostra politica di alleanza privilegiata con la Russia di Putin, così come dai nostri rapporti con Iran e Libia, e negli ultimi giorni dall’ipotesi di un disimpegno dal Libano. Ora, paradossalmente, il primo a pagare il conto di questa diffidenza americana rischia di essere non Silvio Berlusconi bensì Massimo D’Alema, ancora in corsa per diventare responsabile della politica estera e di difesa dell’Europa. Nelle ultime ore infatti si sarebbe intensificata una pressione americana in favore del candidato britannico David Miliband, dettata anche dalla volontà di non premiare l’Italia, nonostante D’Alema sia il premier dell’impegno in Kosovo e il ministro degli Esteri che ha spinto per intervenire come forza di pace per stabilizzare il Libano. La scelta di D’Alema, si ragiona a Washington, verrebbe letta come un via libera ai comportamenti dell’Italia al di là del candidato proposto. Non è un caso che, proprio ieri, un siluro alla candidatura dell’ex premier sia arrivato dal più atlantico e filo-americano dei nuovi entrati nella Ue: la Polonia. E così la battaglia ancora aperta su «Mister Pesc» si sta spostando da Bruxelles a Washington.

Mentre loro giocano le loro pedine, un uomo è in carcere e ingiustamente! (v. inoltre qui e links collegati, in fondo al documento)

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