Dappertutto ho scritto e non sul mio sito! Ma è ora… LETTERA AL RETTORE VAGO, AL CUN E AD ALTRE RAPPRESENTANZE UNIVERSITARIE

Assorbita da una miriade di impegni, soprattutto volti a sensibilizzare circa il problema dei conflitti per la terra, ma anche a contrastare questa attitudine ciecamente osservante le direttive Ministeriali e Governative che dimostrano per fatti come la demagogia abbia sostituito l’obiettivo delle politiche educative e della formazione in una nazione, quasi quasi ho dimenticato di avere un sito mio, un luogo in cui allacciare i nodi… Già: i nodi. E’ chiaro che non si voglia costruire qui una cittadinanza al possibile obiettiva e coscienziosa per le prossime scelte che compirà. Come un Governo che non è stato scelto e votato possa volere una cittadinanza cosciente è ovviamente il nodo della questione ed è l’unica giustificazione possibile all’ipotizzare una “buona scuola” privatizzata e un’università priva di mezzi nel cui calderone si vuol creare un’esasperata e improduttiva competizione.

Questa la Lettera che ho scritto al mio Rettore et AA. sperando che qualcuno si assuma la responsabilità di difendere quantomeno il senso di quel che stiamo facendo:

Caro Rettore, cari membri del CUN, cara Direttrice, caro rappresentante in Senato, cari Colleghi,
la recentissima manovra – di cui vengono date anticipazioni, assaggi, ma non ancora un testo – dimostra come senza resistenza non si ottenga altro che Universitari ed Università siano considerati ufficialmente entità di incapaci, dimostrando non solo per slogan, ma rafforzando con politiche la visione secondo cui “l’Italia migliore” se ne sia andata all’estero, lasciando quella peggiore a gestirsi l’Università.
Di fatto, siamo l’Italia senza midollo, incapace di lottare per i propri interessi e non mi riferisco solo al blocco degli scatti stipendiali: ora, nuovi disgraziati senza garanzie vengano gettati nell’arena col piano per far entrare 1000 ricercatori + 500 con programma “rientro cervelli”, questi addirittura da dotarsi di “gruzzoletto” per fare ricerche alla faccia di chi è rimasto qui a lottare senza risorse, mentre, come ho avuto modo di apprendere di recente, in tutta la Statale si stanno abbattendo sistematicamente le spese relative a database, riviste e libri e non c’è una lira per la sostenibilità energetica dell’ateneo … e dovremmo essere il secondo ateneo d’Italia! E’ certo che dobbiamo reintegrare del 30% di universitari perduti la nostra compagine, ma prima si rafforzi l’esistente e si diano a chi ha scelto di rimanere in questo Paese le stesse condizioni che quanti hanno espatriato sono andati a cercarsi ed han trovato, evitando ulteriori emorragie di cervelli e poi, in un secondo tempo, eventualmente per permetter loro di rientrare, qualora lo richiedano, si continuino a stanziare fondi!
Non particolarmente leonini per costituzione, l’ulteriore frammentazione che abbiamo subito con l’abbattimento delle Facoltà, ci ha reso ancora più deboli, perché sembra impedirci la visione d’insieme, ma mi auguro non vittime passive di questo sistema. Voglio augurarmi che non si continui tentando la delazione di coloro che intendono resistere, dicendo che non producano o che non abbiano nulla da perdere essendo prossimi alla pensione. Astenersi dal partecipare alla nuova VQR, ed ovviamente farlo in massa, è l’unico modo per non far soffrire lo studentato nell’opporsi a questa valutazione or ora espressa in politica dal Governo, ulteriormente lesiva della nostra dignità e far capire che siamo assolutamente in grado di valutare la situazione che si sta rendendo sempre più INSOSTENIBILE e non per la mala gestione “dal basso”, dato che le nostre amministrazioni stanno facendo i salti mortali, ma dal Governo!
Mi auguro davvero che si voglia discutere di questo, che i nostri rappresentanti in Senato si confrontino con la base sulle opportunità di reazione e che i nostri Rettori vogliano assumere una posizione ferma difendendo la nostra dignità e il nostro futuro. Altri Atenei si stanno muovendo (sotto un esempio).
Con apprensione

Cristiana Fiamingo

Prof. Cristiana Fiamingo
UFF: Università degli Studi di Milano
Dipartimento Studi Internazionali, Giuridici e Storico-politici
Storia e istituzioni dell’Africa
Via Conservatorio, 7 – 20122 Milano

From: Francesco Di Renzo
To: ric-unime@googlegroups.com
Sent: Friday, October 16, 2015 1:43 AM
Subject: [Ricercatori UniME] Niente valutazione senza valorizzazione dell’Università!

Niente valutazione senza valorizzazione dell’Università!
Agli annunci rispondiamo con un’ampia mobilitazione per il diritto allo studio, per un piano straordinario di reclutamento per i precari, per maggiori diritti per tutti.

In un contesto di scarsità di risorse, di cancellazione del diritto allo studio, di blocco sostanziale del reclutamento per i precari, di salari bloccati, gli atenei stanno dando avvio alla nuova VQR. Mentre nelle Università sale la protesta per condizioni di lavoro sempre più frustranti, il Presidente del Consiglio lancia l’ennesimo proclama a effetto senza alcun senso.
Un ampio fronte di organizzazioni sindacali e di categoria dei docenti e degli studenti, tra queste la FLC CGIL, ritiene sia il momento di avviare una nuova stagione di mobilitazioneinnanzitutto a difesa del diritto allo studio, per un piano di reclutamento straordinario per gli attuali precari, per condizioni salariali e di lavoro adeguate per tutto il personale. A partire dalla messa in discussione proprio della VQR.
Pubblichiamo di seguito e in allegato il documento nazionale approvato da ADI, ANDU, CISL-Università, CNU,CONFSAL-CISAPUNI-SNALS, CoNPAss, Federazione UGL Università, FLC CGIL, LINK, RETE29Aprile, SNALS-Docenti, UDU, UIL RUA da discutere ed eventualmente approvare nei Dipartimenti, nei Senati accademici, nei Consigli di Amministrazione e di Scuola delle nostre Università.
Niente valutazione senza valorizzazione
A pochi giorni dalla presentazione della nuova legge finanziaria crediamo che la pazienza sia ormai finita e gli annunci di stampa lasciano presagire gli ennesimi interventi spot senza alcuna ragionevolezza di sistema. In un quadro di sotto-finanziamento del sistema universitario, di cancellazione del diritto allo studio, di azzeramento delle prospettive dei ricercatori più giovani, di blocco dei salari ha preso avvio la nuova procedura di valutazione della qualità della ricerca scientifica. Senza ombra di dubbio sono i soldi dei cittadini a sostenere la libertà della scienza e del suo insegnamento come un bene di tutti e per tutti. Per questo le università e i loro docenti devono essere valutati in modo rigoroso, attraverso metodologie condivise dalle comunità scientifiche, per rendere effettiva la loro responsabilità, valorizzare i migliori, eliminare i privilegi e ridurre le inefficienze.
La Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) è stata introdotta in Italia proprio con la promessa che si sarebbe finalmente avviato un percorso virtuoso in questa direzione. Sono tuttavia inaccettabili, e sotto gli occhi, di tutti gli effetti distorsivi prodotti dalle modalità con le quali è stata realizzata e dall’uso che è stato fatto dei suoi risultati:
1. la marginalizzazione della “missione” della didattica. Praticamente tutti gli incentivi sono stati concentrati sulla qualità dei prodotti della ricerca. Risultato: per i professori e per coloro che aspirano a “fare carriera” ogni ora trascorsa al servizio degli studenti rischia di apparire come un’ora di tempo perso;
2. la trasformazione delle nostre comunità di ricerca in falangi armate secondo la logica non più semplicemente del publish or perish, ma addirittura del publish and kill. Occorre scalare con ogni mezzo le “dettagliatissime” classifiche dell’ANVUR. Risultato: pochi sopravvivranno a questa guerra di tutti contro tutti e il sistema-paese ne risulterà alla fine impoverito;
3. la spregiudicata utilizzazione della parola d’ordine del “merito” per giustificare una brutale riduzione del finanziamento al sistema universitario, che era già ai livelli minimi fra i paesi più avanzati. Il blocco del turn over e quello degli scatti di anzianità sono gli elementi più evidenti di questa politica, ma gli effetti di lungo periodo saranno la progressiva desertificazione universitaria di intere aree del paese, l’espulsione degli attuali precari e la sostanziale cancellazione del diritto allo studio, soprattutto per i giovani nati nel posto sbagliato.
Abbiamo più volte rimarcato che l’operato dell’ANVUR è parte, ormai, dei mali del sistema universitario italiano e sta gravemente minando la qualità della nostra ricerca e burocratizzando il funzionamento dei nostri atenei.
Per quanto attiene la scarsità di risorse, finanche la timida Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, inviando all’ANVUR le sue osservazioni sul bando della nuova VQR, relativa ai “prodotti” degli anni 2011-2014, ha denunciato la gravità delle conseguenze del taglio delle risorse, avvertendo che “sarà possibile garantire la collaborazione del sistema universitario allo svolgimento del nuovo esercizio VQR 2011-2014” solo a condizione che vi sia il recupero delle risorse tagliate. Nei dipartimenti dei nostri atenei la misura è ormai colma!
Chiediamo alla CRUI di ribadire la propria posizione e, interpretando il malessere ormai da troppi anni diffuso negli Atenei, di invitare le università italiane a non parteciperà alla VQR 2011-2014, almeno fino a quando Governo e Parlamento non avranno dato una risposta concreta e definitiva sul recupero delle risorse sufficienti a garantire:
1. livelli del diritto allo studio coerenti con l’art. 34 della Costituzione;
2. lo sblocco totale del turn-over con un vasto piano straordinario di reclutamento per le attuali generazioni precarie e adeguate opportunità di carriera per gli attuali docenti universitari “strutturati” (così da evitare un conflitto interni/esterni);
3. la fine della incomprensibile discriminazione della quale sono vittime i docenti universitari a causa del prolungamento selettivo del blocco degli scatti di anzianità, con ripristino, ai fini stipendiali e previdenziali, del livello di classi che avrebbero maturato in questi anni di prelievi “straordinari”.
E’ ora più che mai necessario costringere Governo e Parlamento a cambiare rotta e garantire:
1. la restituzione immediata del 100 per cento delle risorse complessive sottratte al sistema universitario in questi anni, da destinare al diritto allo studio, a nuove assunzioni, allo sblocco degli scatti di anzianità e della contrattazione per il PTA.
2. l’assegnazione dei fondi cosiddetti “premiali” in modo chiaramente distinto e aggiuntivo rispetto all’assegnazione di quelli necessari a garantire il normale e buon funzionamento delle università e l’assegnazione di fondi di importo equivalente per premiare i risultati e i miglioramenti ottenuti in aree meno favorite dalle condizioni socio-economiche complessive.
3. la valorizzazzione dell’attività didattica dei docenti e si tenga conto del contesto socio-economico degli atenei, e che si avvii la revisione radicale degli attuali sistemi di valutazione e accreditamento che stanno aggravando le disparità tra atenei. Tali revisioni dovrebbero essere basata sulla co-decisione dei criteri tra componenti studentesche e docenti (ad esempio con un lavoro istruttorio CUN-CNSU), e non mediante una ulteriore imposizione dell’ANVUR.
Riteniamo sia giunto il momento che i singoli docenti, gli studenti, i Dipartimenti e gli organi di governo degli Atenei diano corpo a forme di protesta forti. A ognuno per la sua parte chiediamo di mettere in campo tutte le azioni necessarie a fermare il prossimo esercizio di valutazione almeno fino a quando non sarà data una positiva risposta alle nostre richieste.
Chiediamo ai Rettori, ai Consigli di Amministrazione, ai Senati Accademici, ai Consigli di Dipartimento di approvare mozioni che recepiscano queste proposte e a farsi parte attiva nei confronti del Ministro, del CUN e della CRUI, affinché questi ultimi impegnino Governo e Parlamento a rispondere nel giusto modo alla condizione drammatica del sistema universitario italiano.
Chi fra i docenti acquisirà (o ha già) l’identificativo ORCID, previsto tassativamente dal bando della nuova VQR, si rifiuterà di elencare in ordine di preferenza i prodotti di ricerca attraverso lo strumento informatico messo a disposizione dal CINECA. Di conseguenza gli organi di governo si rifiuteranno di trasmettere le pubblicazioni all’ANVUR perché non selezionate dai docenti interessati. Chiediamo infine a coloro che effettueranno le valutazioni dei “prodotti” di sottrarsi alla logica della lotta darwiniana artatamente imposta al sistema per farlo implodere, assegnando ad ogni lavoro la valutazione massima (con l’ovvia eccezione di eventuali plagi o “falsi”).
E’ evidente che senza una positiva risposta da parte del Governo, l’adesione alla protesta da parte di un largo numero di docenti metterà in discussione la partecipazione delle Università alla valutazione VQR 2011-2014 e il funzionamento della stessa.

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