[A] Ciao, Cittadino!


«In un Paese nuovamente affabulato dal culto del maschio dominante, assuefatto come è alla sindrome della paura dello straniero invasore, indebitato fino al collo per procurarsi desideri inutili a scapito di bisogni essenziali e incoraggiato a farlo dai suoi leader, a dispetto di una crisi economica devastante, mio Concittadino ti chiedo: sei davvero stufo di democrazia? Non pretendi d’avere leader non ricattabili. Confondi l’abuso delle libertà sessuali e l’assunzione di sostanze illegali, nei luoghi e con i mezzi di rappresentanza del tuo Paese, con un diritto di libertà e di difesa della privacy; al limite ti indigni sommessamente pensando «così fan tutti», svilendo nel nome di quegli esempi l’essenza della politica. Non pretendi che il Governo discuta le proprie decisioni in Parlamento, ma accetti che il Parlamento venga ridotto al ruolo di ratificatore di decreti legge, sotto il ricatto del ricorso alla fiducia, sempre già preventivato da una opposizione che ormai non oppone più nulla. Accetti senza obiettare “riforme” che ristabiliscono le oligarchie e disconoscono il diritto alla democrazia partecipativa. Ricorda le parole di  Montesquieu che ammoniva: “Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti…” ebbene, PRETENDI QUEI LIMITI!»

sono laFiam,

docente di storia e istituzioni africane: mi occupo di stati ritenuti “deboli”, ma ogni volta che rientro dall’Africa vieppiù le stesse debolezze che ravviso a quelle coordinate le riconosco nel nostro Paese e ancor meno queste giustifico rispetto alle prime, nate da minore esercizio di un gioco iniziato con la mano sbagliata sul tavolo verde di un potere ordito da meccanismi allogeni e con finalità infami. Solo la conoscenza ci rende responsabili e “attori” del nostro contesto. Qui intendo condividere con te certe “prove”, sottoporle al tuo giudizio e discuterne. L’intento è condividerle col popolo virtuale che conosco e poi, se riterrai che ne valga la pena, attraverso un po’ di passa-parola, magari il numero dei contributi crescerà da se’ (o, meglio, “da te”).

Se, alla vista del primo sito (www.laFiam.webs.com), il mio amico Giuseppe disse che gli pareva una trincea, il secondo, bianco su nero, nasceva da una pretesa di chiarezza. In questo, dalla veste grafica rinnovata – dopo diversi tentativi – non rinuncia alla mia lettera alla cittadinanza nata in era berlusconista, perchè, ad oggi, non ne siamo usciti.

Ho collezionato diverse “esperienze” nella mia vita: ma aver visto ammazzare un ragazzo perchè tentava di rubare un’autoradio, frustare un uomo con uno sjambock per la strada, far valere l’asimmetria di forze contro dei giovani manifestanti m’ha fatto capire come l’ “orrore” nasca dalla sproporzione tra tre elementi (1) un diritto (alla vita, alla sua libera espressione), (2) la sua lesione/il suo soffocamento illegittimo o (2 bis) legittimo, ovvero esperito  nel nome del monopolio della violenza delegato all’esecutivo nei nostri “stati democratici”. Vieppiù, in questo caso, la sua giustificazione è di estrema pericolosità.
Nei giorni di lotta contro il “Ddl Gelmini”, ho visto tanta violenza gratuita in azione e rifiuto che possa cadere nel nulla quanto ho visto. E so che ben potrebbe, in quest’epoca in cui il senso critico è alla deriva… passivo, rinunciatario. Ci infuochiamo per poche cose ma rapidamente gli ardori, tacciati come “bollori”, denunciati come attentati alla pacificazione sociale, sfumano nel nulla e di ben poco resta traccia, mentre i problemi non solo restano, ma si ingigantiscono nel silenzio.
La mattina del 14 dicembre, mentre raggiungevo Milano per stabilire coi colleghi il Presidio di fronte al Rettorato della Statale, dall’autoradio una Rete nazionale (103.3 Isoradio) promanava  appelli da Stato d’Emergenza, in linea con la Questura di Roma: “girate col viso scoperto anche se fa freddo… e sempre con un documento in tasca… tenetevi lontani da capannelli di persone, sono possibili reazioni da parte delle forze dell’ordine laddove vi sia legittimo sospetto” e giù (sempre più giù) discorrendo. La demonizzazione del dissenso in atto (ho visto le immagini su Repubblica.tv e i black bloc hanno aiutato nel processo di demonizzazione) e la contestuale ammissione da parte del questurino on-line che da 6 mesi a questa parte vi siano state ben 555 manifestazioni pubbliche a Roma, dimostra come non solo questo Governo, ma il Parlamento non percepisca né rispecchi  il dissenso e come contro di esso scateni l’esecutivo. Si colpisce la pubblica opinione.
Contino anche coloro che si tengono lontani dalla partecipazione attiva al dissenso quante petizioni sono chiamati a sottoscrivere! Effetti della “democrazia partecipativa!” mi direte: fallimento della democrazia ribadisco.

Siam presi dal vortice…. troppe ne capitano in questo nostro Paese e non mi riferisco a escort o trans, ma a ciò che s’agita dietro a queste cortine fumogene costantemente levate dai media per nascondere i trend reali, le trappole in un mondo globalizzato che troppo ci richiede: ospitiamo un comando del Pentagono e oscurano le reali motivazioni contro la costruzione della base militare che l’ospiterà al Dal Molin; si privatizza l’acqua; abbiamo un Presidente sotto scacco e un Presidente del Consiglio che vuol farsi conducator e una legge dissennata, che colpendo la formazione avrà ricadute pesanti, per generazioni sul nostro Paese, a Natale – temo – vedrà la luce.

Alla responsabilità di tutto e su tutto da cui chi ci rappresenta non solo non ci distoglie, portandoci a diffidare pienamente delle istituzioni, ma che fa di tutto per nascondere accampando bugie su bugie e approssimazioni e sintesi, rispondiamo con un annichilimento che sembra sfogarsi con relativa soddisfazione solo nel “fare virtuale”. Il virtuale dovrebbe essere il mezzo per raccogliere sogni collettivi (da distinguersi dai privati deliri) e trasformarli in tempesta. E ALLORA: FATTI TEMPESTA!
Non significa certo essere violenti OPPORSI A DIVENIRE STRUMENTO DELLA CRESCITA MOMENTANEA DI POCHI A SCAPITO DELLA PROPRIA “DURATA” (con ciò intendendo il consolidamento del sé nelle generazioni, al di là della sopravvivenza del singolo, per non dire dell’appagamento dei desideri minuti e inutili).

Ti offro alcune campagne di informazione documentate, qualora volessi aderire, arricchendo il dibattito nel blog o raccogliendo e diffondendo le eventuali petizioni che propongo di sottoscrivere.

  BENVENUTO, dunque, e, comunque vada, BUON NATALE!

LaFiam (18.12.2010 con aggiornamenti successivi, perchè al maggio 2013, non posso cambiare di un’ette quanto scritto nel 2010)

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