Chomsky interviene sulla tragedia di Gaza

אלוהים יודעsono sempre stata sionista. Ma è altrettanto innegabile il mio rigetto per quella riproduzione della sindrome che trasforma le vittime d’un tempo e d’una “causa”, nei carnefici della nuova causa che creano e grazie alla connivenza, poi, dei carnefici di un tempo (perché chi sa e tace non è meno colpevole di chi impugna il coltello di tortura), nel nome del senso di colpa, in un’incapacità cronica collettiva di immaginare un mondo più equilibrato, che riproduce, necessariamente, squilibrio.

In questi giorni è uno stillicidio di e-mail e petizioni da sottoscrivere. Piena di dubbi firmo, perché mentre il mio Paese (quello in cui si vota senza sapere che accidente di politica estera abbia intenzione di applicare un partito, semplicemente perché non c’è un partito che abbia uno straccio di linea su questa o quella questione) non fa e non decide su niente (se non sui 990.000 euro da spendere per i viaggi degli EX-deputati, per compattarsi saldamente sul SI’, fatto salvo uno sparuto spicchio del M5S) e anche quel niente lo rimanda al 2018, mentre il muro di gomma di Israele (laddove un capo di Stato addirittura diserta i tavoli di negoziazione), dimostra come imperi l’assenza di buon senso ad ogni coordinata, non c’è un rigo del buon senso che fluisce nella mia casella e-mail che non meriterebbe la pole-position in questo blog. Ma Chomski è ebreo ed ha buon senso: una “combine” che va sottolineata. Molti gli ebrei dissidenti cui ci si è affiancati in queste ore, su tutti l’appello Appello di Haim Bresheeth per indurre i nostri colleghi accademici in Israele a sostenerne i boicottaggi

L’incubo di Gaza
4 agosto 2014
Noam Chomsky

Lo scopo di tutti gli orrori a cui stiamo assistendo durante l’ultima offensiva israeliana contro Gaza è semplice: tornare alla normalità. Continua a leggere

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