Addì 25 Aprile, agli indegni di un sacrificio non scontato

Per me non è solo questione di “mestiere”. Io sono una fan sfegatata della COSA PUBBLICA e mi sento onorata di accrescerne il potenziale con tutte le mie forze. Resistenza – democrazia – cosa pubblica sono un tutt’uno per me e, ancorchè scuola ed università esistessero anche durante il Fascismo, per me istruzione e formazione sono un fluido che nessuna barriera dovrebbe ostacolare e ideologia o corruzione e interessi di qualsivoglia natura deviare. Di qui questo mio intervento sull’università, oggi, dopo mesi.

Seguo ROARS che, blog accademico pur non privo di difetti (tra i quali giganteggia l’incapacità di fare corpo con tutto il comparto dell’istruzione), pubblica e rimbalza con ammirevole continuità tutto ciò che sia passibile di sensibilizzare i colleghi sulla gravità del momento e la difficoltà ad immaginare un futuro alle attuali condizioni, che non sia fonte di pentimento a venire per l’ignavia, pur contemplativa, che la maggioranza ha adottato.

Io lo so perchè si tace. Perchè lasciando il leviatano a sguazzare nella melma magari non guarda bene e lascia in pace chi lavora, salvo poi arrogarsene i meriti: ma chi fa, e fa bene, è pago di quel che ha fatto ed è già oltre, a quel punto. Il tragico è che intanto, indisturbati, baroni e baronesse che mai han deposto lo scettro – molti nemmeno con la pensione – stanno usando le mai deposte armi di ricatto per mandare avanti quei quattro sciamannati che si prestano, attraverso le loro stesse persone a diffonderne il potere corrotto, perchè domani, magari, potranno riempire il modello, il vuoto lasciato dai loro “maestri”.

Il potere per il potere: è il cancro della cosa pubblica anche in tempo di crisi, anche quando non ci sono apparenti interessi pecuniari, anche quando i colleghi vedono in un organo di giudizio una garanzia per il merito, senza guardare a chi ne regge i fili, sospendendo la critica di fronte a un ministero diretto da colleghi (è ridondante, lo so, ma sempre di questi si tratta) che non possono non essere consapevoli del marciume e non lo combattono perchè ne sono parte, se non altro per aver accettato tutto questo, sin qui. Non ne usciremo mai.

Raccomando caldamente la lettura de’: La riforma Gelmini e il sogno dei professori, di Talamanca, 24 Aprile 2016

Leggete inoltre: Human Technopole: IIT ha «540 milioni in conti bancari e investimenti». Dare ancora soldi è intelligente? by Redazione ROARS

Auguri di feste al possibili serene…

Water does not resist. Water flows. When you plunge your hand into it, all you feel is a caress. Water is not a solid wall, it will not stop you. But water always goes where it wants to go, and nothing in the end can stand against it. Water is patient. Dripping water wears away a stone. Remember that, my child. Remember you are half water. If you can’t go through an obstacle, go around it. Water does. (Margaret Atwood)

Ringrazio Nicoletta Vallorani per avermi mandato questo augurio… e una nuova autrice da esplorare

Bozza della legge di stabilità del 2016

Bozza-Stabilità-2016-16.10.15

Un membro della Rete 29 Aprile ha condiviso la bozza della legge di Stabilità che condivido qui a mia volta. E’ molto significativa, non solo della confusione mentale con cui si opera ai nostri vertici, ma anche della demagogia che si è impossessata dei loro cervelli, a dispetto delle lobby che, immagino, in ogni settore tentino di far comprendere la complessità delle materie che dovrebbero essere sottoposte a radicale riforma in questo Paese.

Noterete delle parti in giallo: ho sperato di trovare chiarimenti circa la follia di sopprimere tasse appena introdotte tagliando il gettito a favore dei comuni, al momento tamponato da una iniezione straordinaria che non si ripeterà dopo il 2016, impedendo l’erogazione di servizi, già pesantemente ridotti, a favore delle cittadinanze, in un’Italia che crolla letteralmente a pezzi, vittima di tagli ma anche di incapacità e approssimazioni crescenti che – com’è ovvio che sia -, dai vertici colano nei gangli economico-produttivi di questo Paese. Quel che mi pare particolarmente grave è che non si sia inteso porre alcun “tetto fiscale”, di modo da garantire i proprietari di castelli e ville – peraltro affatto toccati dalla crisi immobiliare – allo stesso modo dei proprietari di case popolari. Resta l’incognita della riforma del catasto sul cui avanzamento poco-nulla è dato sapere nè si è capito se sia il caso di  sperare in essa o se sia da temere grandemente, nella ricognizione di una qualche forma di giustizia economica.

Ma ovviamente la mia attenzione è andata soprattutto all’Università. Guardate attraverso l’allegata bozza del 16 ottobre il modo di ragionare di “questa gente”:
Art. 20 MERITO (Contenuti riferiti alla sola Università); Art. 21 MERITO E GIOVANI ECCELLENZE IN P.A. (Vuoto); Art. 22: UNIVERSITA’ (again). Quindi non un Governo non eletto si sottoporrà col suo staff di PA ad un accurato screening che ne valuti i meriti, ma ANCORA e SOLO l’Università dovrà farlo. L’Università continua ad essere trattata come un leviatano familista e saprofitico della società e non quale la partoriente d’eccellenze che è, le quali, dotate di una buona formazione, scappano altrove abbandonando la nave che affonda e tamponando le falle delle altre (che, credetemi, ne hanno).

Come da lettera sottostante, si rileva L’INTENTO DI INGOLFARE DI GENTE STRUTTURE GRAVEMENTE IMPOVERITE da anni di sistematica riduzione dei fondi E DI ALLOCARE FONDI SOLO ALLO SCOPO DI NUOVE ASSUNZIONI A QUESTO SCOPO ED A POTENZIARE I CONTROLLORI AI MARGINI DELL’ARENA (guardate le allocazioni e l’insistenza per il potenziamento dell’ANVUR). In tutto ciò NESSUN FONDO PER LE MIGLIORIE STRUTTURALI E PER LA RICERCA, se non da avanzi da convertirsi una volta obbedito al mandato di buttar gladiatori nell’arena, e possibilmente FACENDO RIENTRARE DA FUORI CHI DA QUESTO PAESE SENZA OPPORTUNITA’ E’ SCAPPATO, e da dove, se ha giocato le carte che altri Paesi e non il nostro gli han offerto, ha saputo consolidare la propria posizione scientifica, riceverà ulteriori benefici (il gruzzoletto) grazie ai criteri che privilegiano la sudditanza psicologica nei confronti dell’erba del vicino (la stessa che Renzi accusa il nostro Paese di avere verso la UE, ma che riproduce sistematicamente in questo suo governo). Insomma tutto per non rinvigorire lo stimolo a restare in questo Paese in chi è rimasto nonostante tutto e in chi è rientrato prima e si è arenato qui, intrappolato tra età che avanza, coscienziosa lealtà nei confronti del nostro studentato e affetti, ma che sovente pensa di aver fatto un macroscopico errore.

Dappertutto ho scritto e non sul mio sito! Ma è ora… LETTERA AL RETTORE VAGO, AL CUN E AD ALTRE RAPPRESENTANZE UNIVERSITARIE

Assorbita da una miriade di impegni, soprattutto volti a sensibilizzare circa il problema dei conflitti per la terra, ma anche a contrastare questa attitudine ciecamente osservante le direttive Ministeriali e Governative che dimostrano per fatti come la demagogia abbia sostituito l’obiettivo delle politiche educative e della formazione in una nazione, quasi quasi ho dimenticato di avere un sito mio, un luogo in cui allacciare i nodi… Già: i nodi. E’ chiaro che non si voglia costruire qui una cittadinanza al possibile obiettiva e coscienziosa per le prossime scelte che compirà. Come un Governo che non è stato scelto e votato possa volere una cittadinanza cosciente è ovviamente il nodo della questione ed è l’unica giustificazione possibile all’ipotizzare una “buona scuola” privatizzata e un’università priva di mezzi nel cui calderone si vuol creare un’esasperata e improduttiva competizione.

Questa la Lettera che ho scritto al mio Rettore et AA. sperando che qualcuno si assuma la responsabilità di difendere quantomeno il senso di quel che stiamo facendo:

Caro Rettore, cari membri del CUN, cara Direttrice, caro rappresentante in Senato, cari Colleghi,
la recentissima manovra – di cui vengono date anticipazioni, assaggi, ma non ancora un testo – dimostra come senza resistenza non si ottenga altro che Universitari ed Università siano considerati ufficialmente entità di incapaci, dimostrando non solo per slogan, ma rafforzando con politiche la visione secondo cui “l’Italia migliore” se ne sia andata all’estero, lasciando quella peggiore a gestirsi l’Università.
Di fatto, siamo l’Italia senza midollo, incapace di lottare per i propri interessi e non mi riferisco solo al blocco degli scatti stipendiali: ora, nuovi disgraziati senza garanzie vengano gettati nell’arena col piano per far entrare 1000 ricercatori + 500 con programma “rientro cervelli”, questi addirittura da dotarsi di “gruzzoletto” per fare ricerche alla faccia di chi è rimasto qui a lottare senza risorse, mentre, come ho avuto modo di apprendere di recente, in tutta la Statale si stanno abbattendo sistematicamente le spese relative a database, riviste e libri e non c’è una lira per la sostenibilità energetica dell’ateneo … e dovremmo essere il secondo ateneo d’Italia! E’ certo che dobbiamo reintegrare del 30% di universitari perduti la nostra compagine, ma prima si rafforzi l’esistente e si diano a chi ha scelto di rimanere in questo Paese le stesse condizioni che quanti hanno espatriato sono andati a cercarsi ed han trovato, evitando ulteriori emorragie di cervelli e poi, in un secondo tempo, eventualmente per permetter loro di rientrare, qualora lo richiedano, si continuino a stanziare fondi!
Non particolarmente leonini per costituzione, l’ulteriore frammentazione che abbiamo subito con l’abbattimento delle Facoltà, ci ha reso ancora più deboli, perché sembra impedirci la visione d’insieme, ma mi auguro non vittime passive di questo sistema. Voglio augurarmi che non si continui tentando la delazione di coloro che intendono resistere, dicendo che non producano o che non abbiano nulla da perdere essendo prossimi alla pensione. Astenersi dal partecipare alla nuova VQR, ed ovviamente farlo in massa, è l’unico modo per non far soffrire lo studentato nell’opporsi a questa valutazione or ora espressa in politica dal Governo, ulteriormente lesiva della nostra dignità e far capire che siamo assolutamente in grado di valutare la situazione che si sta rendendo sempre più INSOSTENIBILE e non per la mala gestione “dal basso”, dato che le nostre amministrazioni stanno facendo i salti mortali, ma dal Governo!
Mi auguro davvero che si voglia discutere di questo, che i nostri rappresentanti in Senato si confrontino con la base sulle opportunità di reazione e che i nostri Rettori vogliano assumere una posizione ferma difendendo la nostra dignità e il nostro futuro. Altri Atenei si stanno muovendo (sotto un esempio).
Con apprensione

Cristiana Fiamingo

Prof. Cristiana Fiamingo
UFF: Università degli Studi di Milano
Dipartimento Studi Internazionali, Giuridici e Storico-politici
Storia e istituzioni dell’Africa
Via Conservatorio, 7 – 20122 Milano
Continua a leggere

Post-conflict disease… Gaza ed i suoi strascichi

Il MiddleEastMonitor afferma che tre giovani soldati della Givati Brigade israeliana si sarebbero suicidati. L’esercito tampona telefonando ai reduci del macello di bambini e civili per indurli a sottoporsi a supporto psichiatrico ove il caso, ma la cura sarebbe un’altra. Israele è uno stato assassino e induce al suicidio i suoi figli. Gli squilibri su cui si regge questo mondo di stati voraci dovrà pure svegliare madri e padri…

E anche Desmond Tutu dice la sua su HaAretz

Israele resta un “effetto collaterale” dell’antiebraismo, e non può essere cancellato e spero nessuno si beva più le manipolazioni propagandistiche che fan coincidere “ebraicità” e sostegno alle politiche dello stato di Israele e responsabilità relative. Si fa un gran parlare di sanzioni: sempre sono stata scettica sull’opportunità delle sanzioni, specie quelle culturali, dopo aver visto la lenta reazione che han contribuito a provocare nel tessuto sociale sudafricano, isolando ancora di più una matrice sana che avrebbe avuto nella solidarietà internazionale maggior forza per destrutturare il sistema dall’interno. Ma so bene come l’isolamento delle sanzioni abbia indotto la classe dirigente sudafricana a rivedere drammaticamente le proprie posizioni per garantire la sopravvivenza del Sudafrica. E confortata dalle parole di Tutu che seguono, ritengo che quanto sta accadendo non debba essere tralasciato come avviene per la Siria (cosa vergognosa, cui frange estremiste porranno drammaticamente rimedio “rendendosi visibili al cieco Occidente) e debba ricevere un segno forte di indignazione. Forse più utile a scuotere la diplomazia delle istituzioni governative nazionali e internazionali, che non uno stato incancrenito nella propria sindrome e nella riproduzione di una cultura del conflitto insostenibile, dando sostegno alla dissidenza interna. Petizioni corali non sono sempre accettabili dalla compagine intellettuale nella loro interezza, ma avversa un’asimmetria di 66 morti israeliani a fronte di oltre 1500 palestinesi (fonti di Gaza parlano di 1886 vittime nell’arco di un mese), invito a considerare l’essenza del messaggio dell’Appello su Historia Magistra «NOI ACCUSIAMO», a sottoscriverlo ed a diffonderlo tra le “reti” di ciascuno.

BBC-Gaza-CasualtiesLa mia preghiera al popolo di Israele: liberate voi stessi liberando la Palestina

 L’arcivescovo emerito Desmond Tutu, in un articolo esclusivo per Haaretz, chiede un boicottaggio globale contro Israele e invita gli israeliani e i palestinesi a guardare oltre i rispettivi leader per una soluzione duratura della crisi nella Terra Santa. Dell’arcivescovo emerito Desmond Tutu Pubblicato il 14-08-2014 su Haaretz Continua a leggere

Indignata!

Guardate questa immagine e – perdio! – indignatevi con me.

Voto SpeseViaggioExDeputati

“Non faccio la grillina”, non faccio del facile populismo e non venitemi a dire “Ma non sono certo quelle le spese che….”. Risiedo in Romagna, sull’Appennino a 2 chilometri dal confine con la Toscana e lavoro a Milano: con la crisi immobiliare è dal 2011 che tento di vendere casa per avvicinarmi a Milano, al mio posto di lavoro, e a causa di questa situazione mi rovino in spese di viaggio e non recupero mai (altro che fine mese…). Ogni anno “regalo” 60 delle 100 ore che insegno alla Statale perché l’Università pubblica non ce la fa a pagare i corsi. Così mi han pagato solo 40 ore sulle 100 insegnate: 50 euro l’ora tassate, che vuol dire che di quei 2000 ne ho visti 700 di meno. Beh con questo voto contro il recupero delle spese di viaggio degli ex-deputati… [EX!!] io mi sento beffata. Se è questa la linea del cambiamento del PD, non potranno certo trincerarsi a lungo dietro alle accuse di populismo contro una fazione che, peraltro, vedo compatta al suo posto a votare. Dove sono gli altri? IL LEVIATANO SOSPESO SOPRA LA SOCIETA’ si assicura per le spese future… quanto aveva ragione Achille Mbembe: e lui pensava fosse un male africano!!

In discussione è la democrazia di Giuseppe Aragno (22 maggio 2014)

PREMESSA : Ho conosciuto, in questo ormai lungo dribbling alla ricerca di un’etica politica, molte onestissime persone, offuscate – ahinoi – dalle arene politiche in cui si sono impegnate. Specie di recente ho visto donne come Patrizia Toia e la giovane collega Lia Quartapelle che hanno fatto della comunicazione con la base elettorale e della condivisione delle loro competenze in gioco dei buoni campioni della politica di sinistra. Eppure è la politica del PD al Governo che non funziona, non è il rapporto con l’Europa che va rinegoziato è l’Italia nell’Europa in un Mondo che va rivoluzionato quello per cui si deve votare oggi. Ho votato Grillo alle ultime elezioni, nella speranza che un po’ di democrazia partecipativa ridimensionasse il “leviatano sospeso sopra la società”. Il Pd – come da speranza implicita – si è riorientato, ma nulla è cambiato: solo i toni volgari a controbilanciare la volgarità di chi ad angolo retto continua a favorire il privilegio, o lo scandaloso voto favorevole ad una riforma del lavoro che ne lede il valore più profondo di  garanzia di sostenibilità nella dignità, su cui un tempo questo Paese si diceva fondato. Odio i personalismi, ma oggi “va così” e porta il nome di un giovane greco la lista cui accordo il mio voto. Mi conforta che sia anche la scelta di un uomo il cui giudizio politico stimo moltissimo e, col suo permesso, pubblico queste sue sagge riflessioni.

FIAM

«Dici Europa e pare cosa semplice. C’è una storia, ci sono uomini come Rossi e Spinelli e un Manifesto nobile che nasce a Ventotene, nel cuore di una tragedia che ci accomuna e che, a parole, tutti rifiutiamo: la barbarie nazifascista, come estrema conseguenza d’una crisi della democrazia, la guerra come esito fatale della competizione liberista sui mercati, quando l’economia occupa il posto della politica.  Continua a leggere

Ascoltando il grande Nutini…

Avete già ascoltato «Caustic love» (2014)”, l’ultimo CD di Paolo Nutini? Questa splendida canzone è “Iron sky” con una citazione dal discorso de’ “Il grande dittatore” di Chaplin. L’avevo dimenticato e me l’ha fatto ripescare… sembra strano che io finisca per rievocare Chaplin, proprio io che rifuggo dalla satira politica, per il modo eccessivo con cui se ne abusa in questo disgraziato Paese: trovo contribuisca a rendere tollerabile ciò che non lo è, a rendere “simpaticamente” scusabile ed accettabile ciò che piuttosto dovrebbe indignarci, quasi ad illuderci poi, culturalmente, che – per il solo fatto che siamo così in gamba da prenderci da soli per i fondelli – siamo superiori a noi stessi! Ma questa è tutta un’altra storia

Per la traduzione, attingete allo stesso sito da cui ho tratto lo script dell’originale.

I’m sorry, but I don’t want to be an Emperor – that’s not my business. I don’t want to rule or conquer anyone. I should like to help everyone, if possible — Jew, gentile, black man, white. We all want to help one another; human beings are like that. We want to live by each other’s happiness, not by each other’s misery. We don’t want to hate and despise one another. In this world there’s room for everyone and the good earth is rich and can provide for everyone.
 The way of life can be free and beautiful.
 But we have lost the way.
 Greed has poisoned men’s souls, has barricaded the world with hate, has goose-stepped us into misery and bloodshed. We have developed speed but we have shut ourselves in. Machinery that gives abundance has left us in want. Our knowledge has made us cynical, our cleverness hard and unkind. We think too much and feel too little. More than machinery, we need humanity. More than cleverness, we need kindness and gentleness. Without these qualities, life will be violent and all will be lost.
 The aeroplane and the radio have brought us closer together. The very nature of these inventions cries out for the goodness in men, cries out for universal brotherhood for the unity of us all. Even now my voice is reaching millions throughout the world, millions of despairing men, women, and little children, victims of a system that makes men torture and imprison innocent people.
 To those who can hear me I say, “Do not despair.” The misery that is now upon us is but the passing of greed, the bitterness of men who fear the way of human progress. The hate of men will pass and dictators die; and the power they took from the people will return to the people and so long as men die, liberty will never perish.
 Soldiers: Don’t give yourselves to brutes, men who despise you, enslave you, who regiment your lives, tell you what to do, what to think and what to feel; who drill you, diet you, treat you like cattle, use you as cannon fodder. Don’t give yourselves to these unnatural men, machine men, with machine minds and machine hearts! You are not machines! You are not cattle! You are men! You have the love of humanity in your hearts. You don’t hate; only the unloved hate, the unloved and the unnatural.
 Soldiers: Don’t fight for slavery! Fight for liberty! In the seventeenth chapter of Saint Luke it is written, “the kingdom of God is within man” — not one man, nor a group of men, but in all men, in you, you the people have the power, the power to create machines, the power to create happiness. You the people have the power to make this life free and beautiful, to make this life a wonderful adventure.
 Then, in the name of democracy, let us use that power! Let us all unite!! Let us fight for a new world, a decent world that will give men a chance to work, that will give you the future and old age a security. By the promise of these things, brutes have risen to power, but they lie! They do not fulfill their promise; they never will. Dictators free themselves, but they enslave the people!! Now, let us fight to fulfill that promise!! Let us fight to free the world, to do away with national barriers, to do away with greed, with hate and intolerance. Let us fight for a world of reason, a world where science and progress will lead to all men’s happiness.
 Soldiers: In the name of democracy, let us all unite!!!
 Hannah, can you hear me? Wherever you are, look up, Hannah. The clouds are lifting. The sun is breaking through. We are coming out of the darkness into the light. We are coming into a new world, a kindlier world, where men will rise above their hate, their greed and brutality.

Charlie Chaplin, The Great Dictator (1940)

Wake up youth!

WAKE ME UP, parole del DJ 24enne Avicii e magistralmente cantata da Aloe Blacc
Feeling my way through the darkness
 Guided by a beating heart
 I can’t tell where the journey will end
 But I know where to start
 They tell me I’m too young to understand
 They say I’m caught up in a dream
 Well life will pass me by if I don’t open up my eyes
 Well that’s fine by me
 
 So wake me up when it’s all over
 When I’m wiser and I’m older
 All this time I was finding myself
 And I didn’t know I was lost
 [x2]
 
 I tried carrying the weight of the world
 But I only have two hands
 I hope I get the chance to travel the world
 And I don’t have any plans
 I wish that I could stay forever this young
 Not afraid to close my eyes
 Life’s a game made for everyone
 And love is a prize
 
 So wake me up when it’s all over
 When I’m wiser and I’m older
 All this time I was finding myself
 And I didn’t know I was lost
 [x2]
 
 I didn’t know I was lost
 I didn’t know I was lost
 I didn’t know I was lost
 I didn’t know I was lost
 

Le ultime giornate milanesi sono state pesanti: questo nostro Paese è veramente votato al suicidio poiché è maledettamente abile ad intrecciarsi da solo la corda per impiccarsi: una riforma universitaria ci voleva, non c’è dubbio, ma vivaddio ore ed ore gettate per progettare pacchetti insostenibili, a causa di idioti paletti ministeriali che impediscono di realizzare dei corsi davvero nuovi e diversificati, adatti alle sfide del mondo del lavoro di oggi che richiedono una specializzazione individuale elevatissima. Così, la notte, mentre torno a casa mi porto appresso un carico di sentimenti contrastanti, fiumi di parole a giustificazione di folli inerzie istituzionali che zavorrano il nuovo che tenta di nascere. Ma anche rabbia, perché gli studenti non c’erano. Si sarebbe dovuto discutere del loro futuro, ma i rappresentanti degli studenti non erano al loro posto e s’è finito per discutere della nostra allocazione per tentare di dare rimedio alle gabole ministeriali.  E così per non incazzarmi con loro che non si incazzano per se stessi, mi metto a smanettare la radio, finchè non incoccio in Radio Bruno e mi faccio coraggio con questa canzone. La gioventù non è perduta, ma perché non ci aiuta?  Ma perché non si aiuta?

EDOARDO E ADOLFO PANSINI VITE PER UN ANNIVERSARIO SENZA RETORICA di Giuseppe Aragno, Il Manifesto 8 settembre 2013

Riporto questo bel commento di Giuseppe: a 70 anni di distanza – mentre la “scatola che fa volare le immagini” (mutuando la Monaca di Dresda) sciorina di fronte ai nostri occhi il Paese di prostituti al potere che siamo -, ancora una volta, in una realistica prospettiva del passato, Giuseppe Aragno sa stimolare la nostra attenzione responsabile al presente, ricordandoci che anche mentre la subiamo, noi, la storia la scriviamo!

Nei documenti di archivio i fatti del settembre ’43 sono diversi da quelli che racconta il rituale delle commemorazioni; l’armistizio non è la «morte della patria» e le Quattro Giornate non le ha fatte la città di lazzari e scugnizzi. Mentre osservo avvilito carte preziose, il mio sogno è un settembre senza retorica. Dei tragici giorni in cui i «compiti a casa» li assegnava la storia, vorrei parlare alla Merkel, per raccontarle di soldati tedeschi pallidi come cenci – la paura non è un’esclusiva dei Pigs – con un fazzoletto bianco stretto al braccio in segno d’una pace che non verrà. Era il 9 settembre e quegli uomini conoscevano i buoni motivi per cui la gente li stimava poco. Non era questione di un banale dissidio tra presunte cicale e sedicenti formiche. Nonostante la scuola prussiana, per troppo tempo si erano dovute difendere le donne da militari «alleati» che non confermavano la favola tradizionale della galanteria teutonica; per troppo tempo s’era lottato coi depositi di munizioni celati dai «furbi» soldati del Reich in condomini esposti a bombe angloamericane. Nemmeno la furbizia è merce tutta mediterranea. In quanto al mito della «corretta amministrazione», il contrabbando di carne, messo su dal Comando Aeronautico tedesco, aveva arricchito la mensa ufficiali e «privatizzato» i velivoli della Luftwaffe, per portare la merce nel Reich e farci affari d’oro. Nessuno dei nostri politici, dopo l’anticamera col cappello in mano, ha ricordato alla Merkel che ognuno ha la sua storia e meglio sarebbe non salire in cattedra. Nessuno ha mostrato alla «maestra» tedesca gli ordini dei Comandi della Wermacht che autorizzavano furti e rapine. Eppure anche questo è amministrare. Per il buon esito della guerra, Kesserling e i suoi incorruttibili ufficiali non si limitarono a requisire armi, automobili e autocarri; arraffarono anche «apparecchi radio, strumenti musicali, orologi da polso e da tasca, macchine fotografiche e strumenti ottici». E poiché, come vuole la dottrina Merkel, anzitutto si bada al bilancio, l’ordine era chiaro: «il controvalore degli oggetti è da mettere in conto alla Prefettura». Gli italiani derubati pagarono così il debito tedesco. Fa pena al cuore un settembre che tornerà sugli scugnizzi. A me piacerebbe raccontare di Edoardo Pansini e del figlio Adolfo, che nessuno ricorda perché la loro insurrezione non è compatibile con lo stereotipo degli Alleati «liberatori» e del popolo lazzarone che si leva in armi per fame, poi vende il voto al miglior offerente. Come inserire in questo rozzo cliché Adolfo Pansini? Come farci entrare uno studente che a diciott’anni va in galera perché organizza giovani antifascisti e a venti cade, armi in pugno, nelle Quattro Giornate? Come far posto a Edoardo, il padre, che l’ha educato agli ideali di Mazzini e sta con gli azionisti? Meglio, mille volte meglio, gli scugnizzi incoscienti e sanfedisti. Edoardo Pansini, che sopravvive al figlio, è un personaggio scomodo: rappresenta idealmente quella parte di città che non accetta di essere «liberata», come i settantaquattro militari napoletani che, nei Balcani, dopo l’armistizio, entrano nella «Divisione Italia» e danno man forte ai partigiani di Tito. Non a caso, Pansini non scioglie il suo gruppo, prova a stanare i gerarchi, sfonda le porte delle loro case, sequestra il cibo che vi nascondono per alimentare il mercato nero e lo distribuisce al popolo stremato. Ha replicato con fermezza alla tracotanza nazifascista, ha messo i «democratici» Alleati di fronte a un popolo che possiede coraggio e dignità, ma questo non conta. Pansini è un intralcio per gli americani, che non vogliono colpire i fascisti e lasciarsi alle spalle gente libera di cui temere. Sono loro, gli americani, a chiudere una sua rivista già censurata dal regime, mentre le manette dei carabinieri chiudono la sua carriera di rivoluzionario. Il Codice Rocco, ancora oggi prodigo di aiuti per chiunque miri alla dignità d’un popolo, giunge a immediato sostegno e il capo partigiano dovrà difendersi dall’accusa di violazione di domicilio e furto della merce sottratta al contrabbando. La repubblica per cui Adolfo Pansini morì e uomini come suo padre lottarono non è forse mai nata. Prevalsero la fedeltà ai blocchi nati a Yalta e l’antifascismo degli «uomini d’ordine» come Giovanni Leone, futuro Presidente della Repubblica, che in Tribunale difese i collaborazionisti, nemici giurati dei partigiani. Un modo come un altro per saldare conservatori e reazionari. Un’intesa spuria che l’Europa delle banche ha rafforzato. E’ per questa sintonia classista che la Cancelliera tedesca può farci lezione.

DILEMMI E COMPROMESSI, il mio Paese ad un bivio

8 AGOSTO 2013

Viviamo continui déjà vu in rapida, rapidissima, concentratissima successione, direi e facciamo zapping perché è impossibile dribblare: possiamo solo chiudere gli occhi e tapparci le orecchie aspettando il gran colpo finale. L’inconcludenza, l’insignificanza politica di questi mesi (di questi anni) si fa memory foam di pratiche distruttive che vediamo moltiplicarsi come cellule tumorali in mitosi incontrollata, mentre il nostro paese ne assume la forma. A volte leggiamo frasi che sintetizzano abilmente le nostre intuizioni, altre rare volte, pagine che danno loro trama e storia, con straordinaria puntualità:

 Da Liberazione.it

POLITICA – 08/08/2013

L’anomalia Napolitano

Ridurre l’anomalia italiana al caso Berlusconi e – peggio ancora – illudersi di superarla monitorando le reazioni dei berlusconiani e andare avanti con questo governo significa votare al suicidio la nostra democrazia. Comunque vada, il modo in cui esce di scena un uomo che, piaccia o meno, s’intesta un’età della storia d’Italia, proietterà sul futuro le ombre di un passato con cui fare i conti. Inutile ingannare se stessi, la tempesta non ha precedenti. Si naviga a vista, l’ago della bussola è impazzito e se le stelle segnano la rotta si sa:

non c’è mare che non abbia tragedie da raccontare e gli astri che guidarono Colombo oltre l’Oceano mare, fino alle sue Indie americane altre volte avevano spinto al naufragio esperti nocchieri. Questo è in fondo la storia: maestra senza allievi, Cassandra di verità negate, che trovano conferma postuma nel disastro invano previsto e mai evitato.

Ora tutto pare chiaro e persino facile: c’è una sentenza e si applichi, ipso facto decada il condannato e le Istituzioni facciano quadrato. Basterà solo questo a difendere la legalità repubblicana? Se un conformismo più dannoso della mancanza di rispetto non fosse la foglia di fico di Istituzioni sempre meno credibili, qualcuno troverebbe l’animo di riconoscerlo: la sacrosanta condanna di Berlusconi giunge quando l’uomo incarna una crisi che ormai lo trascende. Paradossalmente egli non ha tutti i torti a sentirsi tradito e in questo suo indecente «diritto» di recriminare si cela forse l’origine vera dell’ultima e più pericolosa anomalia italiana. Un’anomalia che stavolta riguarda direttamente il capo dello Stato. Tre anni fa, in occasione del decennale della morte di Craxi, condannato in ultima istanza come il leader delle destre, Napolitano gli rese omaggio e scrisse alla moglie parole che oggi pesano come macigni: «Cara Signora, ricorre domani il decimo anniversario della morte di Bettino Craxi, e io desidero innanzitutto esprimere a lei, ai suoi figli, ai suoi famigliari, la mia vicinanza personale in un momento che è per voi di particolare tristezza, nel ricordo di vicende conclusesi tragicamente». Non si può tacerlo, perché ha legami diretti con quanto accade e ha fatto molto male alla salute della repubblica.

Allora come oggi, il Parlamento era figlio di una legge decisamente incostituzionale, ma Napolitano si mostrava inconsapevole della gravità della situazione. Mentre manipoli di «nominati» di ogni parte politica bivaccavano nell’aula grigia e sorda di mussoliniana memoria, egli non trovava di meglio che ricordare il pregiudicato Craxi e il suo personale rapporto «franco e leale, nel dissenso e nel consenso» col quello che giungeva a definire «protagonista del confronto nella sinistra italiana ed europea». Per il Capo dello Stato, l’uomo che aveva chiuso nella vergogna i cento, nobili anni di storia del partito di Turati, Nenni e Pertini, aveva dato un «apporto incontestabile ai fini di una visione e di un’azione che possano risultare largamente condivise nel Parlamento e nel paese proiettandosi nel mondo d’oggi, pur tanto mutato rispetto a quello di alcuni decenni fa». E’ a questi precedenti, che fanno appello gli eversori quando perorano la causa del loro pregiudicato.

Salvandolo dall’estrema ingiuria, la morte impedì a Gaetano Arfè, grande storico del socialismo, politico tra i più intellettualmente onesti dell’Italia del Novecento e irriducibile nemico di Craxi, di replicare a Napolitano. Oggi, tuttavia – ecco Cassandra e la storia maestra senza allievi – quando il disastro è compiuto, oggi il suo giudizio, espresso nel fuoco di mille battaglie, si proietta fatalmente sul caso

Berlusconi e si fa per Napolitano un dito puntato che non si può piegare ricorrendo alla Corte Costituzionale. Dove il Capo dello Stato vedeva il lavoro di uno statista, Arfè coglieva la rozza sostituzione degli ideali dell’antifascismo con una sorta di strumentale «sovraideologia, brandita e utilizzata come strumento di costruzione di un nuovo potere». A Bettino Craxi anche Arfè attribuiva un progetto; si trattava però di «un disegno venato di paranoia, […] perseguito con magistrale destrezza tattica, ma con altrettanto grande miseria morale». Per questo era «affondato nel fango». Perché lo meritava. Se Napolitano indugiava su un dato marginale – «il peso della responsabilità caduto con durezza senza eguali sulla persona di Craxi» – e si spingeva fino a ricordare che per una delle sentenze subite da Craxi «la Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo […] ritenne […] violato il diritto ad un processo equo». Arfè guardava lontano e, senza tirare in ballo Strasburgo e l’equità dei processo, coglieva il nodo irrisolto della vicenda: il nesso di continuità tra craxismo e berlusconismo. Per Arfè il craxismo pervadeva ormai l’intero mondo politico, offriva modelli di comportamenti ai gruppi dirigenti, pericolosi strumenti di lotta politica e nuove tecniche di propaganda e manipolazione del consenso. «Sotto questo aspetto – egli denunciò lucidamente – il craxismo è sopravvissuto a Craxi».

Questo rinnovarsi della «sovraideologia» craxiana nell’esperienza berlusconiana e il suo perncioso radicarsi nei gangli della vita pubblica italiana, Napolitano l’ha colpevolmente ignorato fino alla sua discutibile rielezione, avvenuta anche grazie al consenso di Silvio Berlusconi; è stato Napolitano a volere le «larghe intese» con Berlusconi e con i berlusconiani e sempre lui, Napolitano, ha invitato un nuovo Parlamento di nominati a metter mano alla Costituzione.

Si può gridare allo scandalo per le posizioni eversive assunte dal partito di Berlusconi e stupirsi per il caso «anomalo» del leader condannato, sta di fatto, però, che è difficile negare a Berlusconi ciò che Napolitano ha ritenuto si dovesse a Craxi: pregiudicato, sì, ma degno di essere lodato. In questo senso, i fatti e la loro estrema crudezza parlano chiaro: l’anomalia italiana non si identifica solo con Berlusconi e meglio sarebbe per tutti se, risolta la pratica dell’arresto e messo il condannato fuori dal Senato, il suo sponsor, ottenuta una legge elettorale, lasciasse quel Quirinale mai occupato due volte dalla stessa persona.

Giuseppe Aragno

29 APRILE 2013

Si affastellano le ipotesi sul “folle gesto” che ha portato un uomo a ferire due carabinieri di fronte ai palazzi del potere, mentre prestavano giuramento i ministri del Governo Letta/Alfano: è forse sufficente questo post essenziale per comprendere gli “stigma” dell’informazione, in cui Angela Mauro definisce “grillino” il carabiniere che in lacrime, ipotizza il movente di questa violenza. Insomma, dalla piazza che fa paura e cui bisogna dare un nome, “grillino” diviene ora sinonimo di buon senso?

Io credo che non occorra sapere altro.

Davanti Palazzo Chigi lo sfogo di due carabinieri:
è il gesto di un disperato, ma la gente non ne può più e se la prende con noi

L’Huffington Post | di Angela Mauro;  Pubblicato: 28/04/2013 13:02 CEST  |  Aggiornato: 28/04/2013 16:39 CEST

Sparatoria

Uno dci carabinieri feriti 

“E’ il gesto di un disperato. I politici non lo sanno che vuol dire prendere 800 euro al mese, entrare in un negozio e non poter comprare nulla a tuo figlio… Ecco cosa succede se non lo sanno”. Parola di carabiniere. Accento napoletano, occhi quasi in lacrime, è in servizio con la pattuglia intorno ai Palazzi del potere, dove poco prima due suoi colleghi sono stati feriti a colpi di pistola. Si sfoga davanti ai giornalisti appena arrivati qui dal Quirinale, dove il governo Letta ha appena giurato. Si sfoga, di fianco un suo collega annuisce: “E’ una guerra tra poveri…”. Lo sguardo dei cronisti si fa sempre più incredulo. Il ricordo va a Genova 2001, altra storia, altra epoca. Lì la piazza era nemica, qui la piazza non c’è, c’è il gesto folle di un singolo (a quanto se ne sa), ma il carabiniere non impreca contro di lui, anche se di lui non sa nulla. “Era ferito sull’asfalto e urlava…”, continua il gendarme. “Si capiva che era un gesto di rabbia, ma loro – e indica il Palazzo, Camera e Palazzo Chigi – non lo sanno, vivono in un mondo loro, non capiscono che poi la gente se la prende con noi che facciamo servizio in strada…”. E prosegue il racconto: sembra un grillino ma, di fronte alle sue parole, una considerazione del genere si sgonfia come semplice sintesi giornalistica, quale è. Evidentemente è una persona vera che parla prendendosi il diritto a parlare, pur con la divisa addosso. “Li vedo quando prestiamo servizio davanti al ministero… Escono i sindacalisti a braccetto e dicono: ‘L’accordo non si è fatto’. Per loro non cambia niente, per tante famiglie cambia molto…”. E ora succede questo: uno spara contro i carabinieri e il carabiniere lo comprende. Se potesse scegliere non in base allo stipendio, chissà.

DILEMMI E COMPROMESSI, il mio Paese ad un bivio
28 Aprile 2013

La recente storia ci dice una volta di più di non fidarci mai e di nessuno. Ci dice che in questo Paese niente può cambiare. Niente deve cambiare. E come pure quello stigma letterario d’una politica italica in cui tutto cambia perché nulla cambi, sia ormai fuori moda. Ci dice che il libero arbitrio va esercitato in modo diretto perché raramente la rappresentanza politica s’è messa al servizio del bene collettivo. Essere di sinistra ha perso ogni significato da che chi sale al potere, grazie ad una procedura di voto dallo stigma suino, con la favoletta della rappresentatività sfila con improntitudine davanti ai nostri occhi, dopo aver applaudito una linea di partito per poi votare in massa contro quella linea. Marini PdR era insostenibile –  potreste convenire con me –  ma, conoscendo il mio popolo, sentenzio che una percezione egemonica del potere ha impedito quella rappresentanza senza senno collettivo, di esprimersi liberamente al momento dell’applauso. Continua a leggere

Brevissima storia della mia petizione alla cittadinanza

Berlusconi non può presiedere alcuna Convenzione per le riforme del Paese

Alla fine ne ho scritta una io, il 4 maggio: una petizione per superare il blocco fazioso in cui è intrappolato il Paese e togliere ogni potere di ricatto a Berlusconi. Impedendo – al possibile, con ampio supporto (che, ne ero convinta, avrebbe tolto d’imbarazzo molti sostenitori della sua fazione) – che questi presieda Convenzioni per le riforme costituzionali e della giustizia, oltre che, naturalmente, della comunicazione in cui intende imporsi: forse, i membri del suo partito, quale che sia il vincolo che li lega a costui, troveranno nella pressione popolare il coraggio di ostacolarlo nel deliberato intento di distruggere completamente le già precarie istituzioni che possediamo. La cultura del malaffare – di cui non ha certo Berlusconi il monopolio – in seguito ad una sistematica violazione dei sistemi d’appalto, avallata nei diversi organismi di Governo e controllo (dalle forniture logistiche alla PA alla realizzazione di opere di utilità nazionale, con la scusa dell’emergenza), è ora data per scontata nelle istituzioni. Bisogna scardinare un sistema.

Non è una questione di appartenenza politica: è questione di interesse trasversale, legato al buon senso e che si richiama a temi che ancora debbono essere circoscritti dalle nostre Commissioni Parlamentari quali: il conflitto di interessi e i criteri di deontologia politica, che sono stati traditi uno ad uno nell’immaginario collettivo e, nondimeno, resistono in una percezione che li vede essenziali per un vero rinnovamento della politica italiana, così come richiesto dalla Cittadinanza. Anche l’assenteismo nell’esercizio del diritto di voto è una manifestazione di tale richiesta. Il passato istituzionale di Silvio Berlusconi ha contribuito ampiamente alla richiesta di tale profonda trasformazione e lo rende inadatto a ricoprire qualsiasi ruolo in convenzioni di riforma istituzionale di sorta, men che meno costituzionale o relative al comparto della giustizia.

FIRMATE E DIFFONDETE!

Il 6, poi, ho scritto ai 158 firmatari:

Carissimi firmatari della mia campagna su change.org per impedire a Berlusconi di presiedere Convenzioni per riforme di Costituzione, comunicazione e giustizia, Berlusconi “aveva scherzato”: ancora una volta ha ammesso di interagire con noi per “battute”. Purtroppo quest’ennesima offesa non lo cancellerà dalla nostra vita politica. Molti dei suoi sostenitori lo guarderanno ancora simpaticamente e …la coscienza politica italiana continuerà nella sua parabola discendente. Leggete quanto segue, raccolto e pubblicato dalla “sua” mediaset. http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/articoli/1094145/berlusconi-convenzione-riforme-tempo-perso.shtml   La petizione è sospesa, tuttavia, vi esorto a non abbassare la guardia   Grazie per il vostro sostegno e per la vostra coscienza civica: deve esserci di conforto

UNIVERSITA’ “BENE COMUNE”?

27 Aprile 2013

Visto il totoministri? Interessanti  le note biografiche. I burattinai li conosciamo e non son cambiati; Alfano, Quagliariello e D’Alia francamente in quelle posizioni mi spaventano. Ci sono delle interessanti intuizioni, tuttavia. Cécile, per esempio e poi il premio alla Carrozza, sulla quale ho qualche perplessità, ma son convinta che… o adesso o mai più.

Sono sempre stata “di sinistra”, ma questo non mi ha impedito, nel recente contenzioso sulla riforma Gelmini, di vedere il PD per ciò che è e di assumermi responsabilmente le conseguenze del voto recente.

Ho partecipato al Forum del PD per l’università e la ricerca, nel 2010, da un primo incontro di PD110 presso la Sala Montanelli a Milano e poi, al pomeriggio, in una sede sindacale a Milano e poi ancora al Politecnico e infine a Roma, da dove me ne sono andata sbattendo la… tenda (la porta non c’era). Continua a leggere

Sostengo la povertà / Creo povertà: lo Stato che non vogliamo

A poco meno di un anno da quanto scrissi in occasione del più chiaro profilarsi dell’ “agenda Monti” eccomi confortata dall’ennesimo richiamo a più assennate politiche degli Stati dell’Unione Europea, da Pulic Service Europe (26 Aprile 2013):

Discredited austerity policies remain in place 26 April 2013

Despite the overwhelming weight of evidence, both empirical and theoretical, many politicians continue to purse deficit reduction and public service cuts as if there is no alternative – says think-tank
Will European governments reverse the austerity course that has done so much to damage their already enfeebled economies? With the revelation of mathematical errors in the work of two Harvard economists – Carmen Reinhart and Ken Rogoff – who had claimed to show that economic growth falls off a cliff once a country’s ratio of debt to gross domestic product reaches 90 per cent, another of the intellectual underpinnings for the current strategy has been swept away. Continua a leggere